Abu Ghraib diventerà un museo

By 16 Settembre 2008 Marzo 5th, 2017 Attualità

La prigione di Abu Ghraib, ad Ovest di Baghdad, è diventata tristemente nota quando, nel 2004, vennero rese pubbliche delle foto che ritraevano dei soldati statunitensi mentre torturavano e sottoponevano a trattamenti degradanti ed umilianti alcuni prigionieri iracheni. Le foto fecero il giro del mondo, scatenando una tempesta all’interno dell’establishment militare statunitense e diventando materia di ispirazione per scrittori, registi ed artisti, come testimoniati dalle grottesche tele dipinte sull’argomento dal grande Botero (nell’immagine una delle sue tele su Abu Ghraib). Nel 2006, a seguito di quello scandalo, che ha segnato forse il momento più basso dell’avventura statunitense in Iraq, la prigione è stata chiusa.

Forse per lavare l’onta di quanto accaduto in quelle celle (sotto il regime di Saddam Hussein, il carcere era già usato per imprigionare e torturare centinaia di detenuti politici, con più di 4.000 persone giustiziate), il governo di Baghdad ha ora deciso di far diventare Abu Ghraib un museo. Il museo dovrebbe ospitare testimonianze delle atrocità commesse dall’ex Rais iracheno contro il proprio popolo, servendo così da monito per le generazioni irachene future, ma anche per mantenere intatta la memoria di quello che fu il regime di Saddam.

Certo, dispiace che, almeno secondo quanto riferito dagli ufficiali iracheni, non si dovrebbe fare menzione di quanto accaduto nel 2004, anche se quelle torture sono ormai impresse nella mente di tutti; rimane comunque l’intento di superare una storia segnata dal sangue e da brutalità fratricide. Da luogo di tortura a teatro della memoria, dunque, come già accaduto per altri posti macabramente famosi, primo su tutti il campo di concentramento di Auschwitz. Nel frattempo la situazione politica irachena ancora è molto instabile e segnata da rancori ed odi settari difficili da placare.

Proprio oggi avverrà un nuovo cambio di guardia al comando del contingente statunitense in Iraq: il Gen. Petraeus, regista delle campagne forse più soddisfacenti dall’inizio del conflitto nel 2003, lascerà il posto al suo vice, il Gen. Raymond Odierno.
Una cosa è certa: fatti come quelli di Abu Ghraib non dovrebbero più accadere, il governo iracheno comincia a mostrare dei primi segni di efficienza, sebbene molto faticosamente, e le Forze irachene stanno pian piano cercando di riprendere il controllo territoriale del Paese. Tutto ciò, comunque, in un clima di terrore e attentati quotidiani, ancora troppo numerosi.

Alle condizioni attuali, in ogni caso, meglio un museo che un luogo di tortura. Ma questo è ciò che chiamano democrazia?

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