L'anno scolastico parte sotto il segno dell'innovazione digitale

By 14 Settembre 2012 Marzo 5th, 2017 Attualità

A settembre, anche quest’anno il suono della campanella decreta la fine della spensieratezza dell’estate e l’inizio di un altro intenso anno di attività scolastiche. Tutto come sempre, tutto normale, si potrebbe pensare, eppure quest’anno scolastico appena iniziato porta con sé non poche e sostanziali novità nel mondo dell’istruzione dei più piccoli.

Grandi novità in quattro regioni del sud Italia: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, dove ogni insegnante avrà a disposizione un tablet e la digitalizzazione riguarderà anche i sistemi di gestione scolastica, misure che saranno fondamentali per la razionalizzazione e il controllo delle spese –spesso eccessive- che scuola e genitori devono sobbarcarsi.

Il nostro obiettivo”, spiega il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, “è creare un sistema formativo più equo, capace di fornire un’alta qualità della formazione e di formare i cittadini del domani per i quali il mercato del lavoro non potrà essere solo italiano ma almeno europeo o internazionale”.

In tal senso, la più grande novità è rappresentata dall’editoria “digitale” e riguarda l’introduzione obbligatoria di testi scolastici cosiddetti misti, corredati cioè di contenuti tradizionali/cartacei e informatici/digitali.

L’introduzione del testo scolastico misto però non è un prodotto dell’attuale governo Monti. Questa novità, infatti, porta la firma dell’ex Ministro dell’Istruzione Gelmini, che nel 2009 emanò un Decreto nel quale era prevista appunto l’introduzione di simili tecnologie a scuola. Nel Decreto si legge: “il collegio dei docenti adotta libri di testo individuando, preferibilmente, quelli disponibili in formato digitale, scaricabili dalla rete Internet ovvero quelli editi in forma mista, comprendenti una parte a stampa e una parte in formato digitale”.

E se la circolare del 2009 apriva le porte alla possibilità di introdurre e poter scegliere tra una soluzione interamente digitale e un libro cartaceo con supporto digitale, la novità apportata dall’attuale Ministro dell’Istruzione Profumo è contenuta in una circolare del febbraio del 2012, all’interno della quale si pone la questione dell’obbligatorietà dell’adozione del testo digitale. Così si legge: “[… ] per l’anno scolastico 2012/2013 non potranno più essere adottati testi scolastici redatti esclusivamente nella versione cartacea”.

Obblighi e divieti non godono di grande popolarità nel nostro paese e, infatti, sono già numerose le  critiche pervenute al Ministero dell’Istruzione. Poco importa se il Ministro Profumo si affretta a far sapere che con la digitalizzazione della scuola “si otterrà un risparmio complessivo di circa 30 milioni di euro”.

Le associazioni dei consumatori, però, rimangono salde sulle loro posizioni nettamente contrarie al provvedimento del Ministero. Secondo un’indagine promossa dal Codacons, le famiglie italiane, grazie all’innovazione delle edizioni miste, si troveranno in media a spendere 80 euro in più rispetto all’anno scolastico precedente per l’acquisto di materiale scolastico.
Alzano invece gli occhi al cielo le case editrici, da molti accusate di essere allergiche al vento di rinnovamento tecnologico che ha riguardato l’istruzione del nostro paese.

A rimettere ordine nelle diatribe scolastiche ci pensa l’Ocse, secondo cui l’Italia destina ancora troppo poco per l’istruzione: solo il 4,7% del Pil, a fronte di una media UE pari al 5,8% del Pil. L’anno scolastico, dunque, si riapre dunque in un clima incandescente. Rimane comunque il fatto che, con l’introduzione di questo decreto sia stato fatto un ulteriore passo avanti verso una società digitale.

Sarebbe ora forse il caso di introdurre nel curricula scolastici insegnamenti che mantengano il primato dell’uomo e del suo ingegnoso agire al di sopra dello strapotere e della dipendenza da tecnologie mobili.

 

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  • Lazza ha detto:

    30 milioni? Così poco? Perché allora le scuole e gli enti pubblici non cominciano a usare software libero? Si risparmierebbero 675 milioni, ovvero oltre 20 volte di più.
    Tra parentesi, speriamo che i tablet in dotazione ai docenti non siano iPad: quello sì che sarebbe uno spreco spropositato di denaro pubblico, oltre che uno strumento di diseducazione dei ragazzi.

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