Tim Burton arriva a Torino dall’11 ottobre fino al 7 aprile 2024  La mostra del regista surrealista sarà ospitata all’interno della Mole Antonelliana. Un viaggio all’interno della psicologia di un artista sopra le righe che ha saputo regalare al mondo del cinema una visione mai esistita prima.

L’esposizione The World of Tim Burton  è una mostra itinerante, un successone che sbanca il botteghino dal 2014 in tutto il mondo e che prima dell’arrivo su suolo italiano è già stata a Praga, Tokyo, Osaka, Sao Paulo, Shanghai, Mexico City e in innumerevoli altre sedi internazionali.

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Tim Burton: un viaggio esclusivo dentro la mente di un genio creativo

Tim Burton mostra

La mostra di Tim Burton arriva per la prima vota in Italia

L’itinerario da seguire all’interno della Mole Antonelliana si sviluppa in ordine cronologico. Il primo ad accogliere il visitatore è Beetlejuice, uno dei suoi primi lungometraggi che ritornerà il prossimo anno con un sequel. E galeotto fu proprio questo set per la nuova coppia formatasi tra Burton e la nostra Monica Bellucci che si sono mostrati per la prima volta insieme in pubblico alla festa del cinema di Roma.

Proseguendo per le sale del monumento torinese si passa davanti la trilogia di Batman, Edward mani di forbice, Il Pianeta delle scimmie, Alice in Wonderland, e i cartoni come per esempio La sposa cadavere, fino alla recente serie TV Mercoledì, dedicata ai personaggi della “Famiglia Addams”.

L’evento mostra tutte le fasi del genio Burton fin dagli esordi alle ultime proiezioni. La sua storia infatti inizia con il mondo fantastico della Disney, grazie una borsa di studio, in cui fu scelto per l’unicità nel suo essere un’artista concettuale seppur consapevoli che non rientrava propriamente nel classico stile della azienda.

All’inizio della sua carriera, infatti, il primo cortometraggio fu Vincent ispirato dai racconti macabri di Edgar Allan Poe. Poi Frankenstein in cui viene riportato in vita il cagnolino Sparky, bersaglio di vicini isterici. E proprio questo sarà la matrice di una delle pellicole più iconiche di sempre: Edward Mani di forbici – storia di un uomo insolitamente gentile.

Tim Burton è in innanzitutto un disegnatore. Crea, infatti, in un primo momento attraverso i suoi schizzi poi le sue idee originali prendono vita grazie alla penna di un altro, «è sempre stata una sorta di terapia e lo continua ad essere», rivela, «mi aiuta a esplorare l’inconscio e le mie idee». All’interno della mostra è infatti possibile vedere i suoi “scarabocchi” originali fatti su tovaglioli di hotel o qualsiasi supporto improvvisato. Prova che la sua creatività non ha mai avuto limiti temporali e spaziali.

La grande tenerezza comunicativa per chi si sente diverso

All’inizio del catalogo, a cura di Silvana Editoriale in occasione della mostra, Tim Burton racconta di quando è stato contattato dal Museo del Cinema. Un momento in cui ha capito subito che sarebbe stata la location perfetta per svelarsi per la prima volta al pubblico italiano: «il museo è un edificio incredibile: appena ho visto l’allestimento della mostra ho provato una sensazione potente, è come entrare in un parco dei divertimenti».

E sono in fase di stallo le riprese della seconda stagione di Mercoledì con Jenna Ortega, a causa dello sciopero degli attori. «Spero che la situazione si sblocchi al più presto», dice, «adoro questo personaggio perché è molto vicino a me. Anche io sono stato un adolescente “disturbato”. Ero un outsider e un reietto. Questa sensazione non mi abbandona mai.»

La specialità di Tim Burton è proprio far apparire normale ciò che non lo è creando quello stile horror quasi bambinesco che affascina i più grandi e che cela tra i suoi racconti profonde introspezioni esistenziali. «A me spaventano più le cose normali. Anche quando ero ragazzino, avevo paura ad esempio di alzarmi e andare a scuola, oppure di alcuni miei familiari».

Mostra Tim Burton

Museo del cinema di Torino – Mostra Tim Burton

Ancora oggi il regista californiano ha svelato che nella sua ultima stravolgente versione di Mercoledì questo personaggio gli ha parlato fin da subito.« C’è ancora dentro di me una parte da adolescente disturbato, mi sono sentito parte della famiglia Addams».

Il regista ha adorato questo personaggio in quanto si rispecchiava in quell’adolescenza disturbata che ha scosso anche lui sentendosi sempre un outsider e un reietto. Una sensazione, dice, che non l’ha mai abbandonato grazie al quale, paradossalmente è riuscito a creare tutti quei iconici personaggi conosciuti in tutto il mondo. Una diversità la sua che si traduce in unicità fregandosene del giudizio della gente e non rinchiudendosi nei soliti standard richiesti. «Sono stato fortunato, non ho ascoltato le critiche negative. E invito gli altri a fare lo stesso. Non preoccupatevi di quello che dice la gente!».

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Laura Corona

Aspirante giornalista laureata in Lettere. Scrivo di Cultura e Lifestyle collaborando con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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