Restano senza lavoro ma non si arrendono. E ripartono da zero.

By 16 Settembre 2013 In evidenza, Magazine, Storie

A causa delle difficoltà economiche dell’azienda per cui lavoravano fino a qualche mese fa, tre ex operai di Como hanno deciso di non aspettare gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione, ma di mettersi in proprio. E il loro coraggio li sta premiando.

I tre protagonisti di questa bella storia di auto-imprenditorialità si chiamano Vincenzo, Massimiliano e Walter (nella foto, a destra). Sono tre ex colleghi dell’unità di verniciatura della ditta Anors di Figino Serenza (provincia di Como), storica attività produttiva che costruisce strutture metalliche per l’edilizia civile, i silos industriali e le piattaforme petrolifere.

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La Anors aveva avviato la cassa integrazione straordinaria a novembre 2011, dopodiché un nuovo imprenditore aveva rilevato l’azienda. La fabbrica ha ripreso, progressivamente, la sua capacità produttiva, ma dei 56 operai della vecchia Anors, solo 20 lavorano regolarmente.

A questo punto, che fare? Vincenzo, Massimiliano e Walter non si arrendono e individuano, nella situazione contingente, un’opportunità unica da non lasciarsi sfuggire: se la Anors riprende a lavorare, le strutture che produce devono essere pur verniciate.

Da disoccupati a imprenditori: ecco l’idea vincente. Forti della loro esperienza e delle loro competenze, quindi, decidono di mettersi in proprio e diventare essi stessi fornitori della nuova Anors. Invece di restare a casa in attesa della cassa integrazione, di ammortizzatori sociali o di una chiamata da parte dell’azienda, Vincenzo, Massimiliano e Walter fondano la “VMW Società Cooperativa” – dalle iniziali dei loro nomi – che prosegue nell’attività di verniciatura e che lavora per la nuova Anors.

I tre fanno ripartire, stavolta da imprenditori, lo stesso reparto di verniciatura nel quale lavoravano da dipendenti fino a qualche mese fa. Hanno deciso “di provarci, vada come vada” e la loro scelta coraggiosa è stata premiata. Tanto che di ferie, quest’anno, non ne hanno fatte: “Abbiamo chiuso giusto la settimana di Ferragosto”, hanno dichiarato alla stampa. “D’altronde, c’erano ordini da consegnare e, quindi, abbiamo dovuto pensare prima di tutto a quelli”.

Un invito a tutti a non arrendersi mai. E a trasformare una fase di criticità in opportunità.

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