A Cagliari, un esempio concreto e positivo di impresa sociale

By 23 Novembre 2011 Magazine, Storie

La “Locanda dei Buoni e Cattivi” di Cagliari è un esempio positivo e riuscito di impresa sociale, dove i mondi del profit e del no profit – solitamente così lontani e antagonisti –  si incontrano per dare un lavoro a ragazzi e ragazze che hanno vissuto presso case-famiglia, comunità protette o carceri minorili e che, a causa di pregiudizi diffusi, molto difficilmente riuscirebbero a trovare un’occupazione stabile.

La “Locanda dei Buoni e Cattivi” è un Bed & Breakfast,  con annesso ristorante aperto solo a pranzo, ubicato in una villetta nel cuore di Cagliari, a due passi dal centro storico e dalla stazione e a pochi chilometri dal mare. Si tratta di una struttura turistica a tutti gli effetti, cioè di un’attività commerciale vera e propria, ma realizzata con lo scopo di dare lavoro a ragazzi e mamme in uscita da percorsi di recupero, in modo da facilitare il loro reinserimento sociale, affettivo e lavorativo.

Il progetto è nato da un’idea di Ugo Bressanello, il fondatore di “Domus de Luna” – organizzazione no profit che da anni aiuta i minori e i piccoli nuclei familiari madre-bambino che si trovano in difficoltà – ed ha vinto l’edizione 2010 del concorso nazionale “Il più bel lavoro del mondo” promosso da “Make a Change”, come miglior progetto di impresa sociale italiana . La struttura ricettiva, aperta da qualche settimana, è gestita da giovani e donne che altrimenti incontrerebbero notevoli difficoltà di inserimento (e reinserimento) nella società e i profitti realizzati dalla Locanda vanno a sostenere le attività della “Fondazione Domus de Luna Onlus”.

I ragazzi che hanno vissuto presso case-famiglia o comunità protette, una volta raggiunta la maggiore età vengono allontanati, pur non essendo ancora completamente autonomi. Il progetto di “Domus de Luna”, quindi, nasce come impegno concreto a favore di ragazzi e ragazze che meritano una seconda possibilità e mamme che cercano sostegno e che vogliono riuscire ad essere indipendenti e vivere una vita migliore insieme ai loro bambini. “Noi continuiamo a seguire i ragazzi” ha detto Bressanello “anche dopo la maggiore età, finché ci è possibile, in quanto ritengo che una persona, anche a 21 anni, senza un reddito familiare o un lavoro avviato, possa fare ben poco per il proprio sostentamento”.

Per approfondire:

Sardegna: manager lascia la carriera per aiutare i bambini in difficoltà    
Il più bel lavoro del mondo? L’impresa sociale

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