La terapia del dolore deve intervenire laddove si riscontri un problema cronico nel paziente che soffre. Non è sempre scontato riconoscere il livello di percezione del dolore. La terapia di risposta diventa in questo caso una sorta di interpretazione del male del paziente. Nonostante la condizione cronica di dolore sia inclusa nell’International Classification of Diseases dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’intervento non sempre è consono alla mole di richieste.

Una legge a tutela del dolore cronico

L’Italia è tra i Paesi europei con più alto tasso di risposta e assistenza a pazienti affetti da dolore cronico. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale funziona bene nella ricezione delle malattie anche nelle strutture pubbliche. Siamo stati i primi in Europa a varare una legge-quadro (n. 38/2010) per riconoscere il diritto alla misurazione e al trattamento del dolore, all’assistenza di pazienti e familiari, alla formazione e organizzazione di una rete di professionisti clinici. Nonostante questo le terapie del dolore migliori sono accessibili solo in alcuni centri di eccellenza.

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Nelle strutture pubbliche i dolori cronici sono trattati superficialmente. Qui medici e pazienti si affidano totalmente alle terapie farmacologiche che sono stimate non efficaci nel risolvere la cronicizzazione. A volte il dolore cronico è nella testa del paziente, secondo le prime diagnosi, ciò comporta l’assunzione di psicofarmaci per lenire la depressione da sofferenza denotando poca attenzione nella terapia da parte di medici non specializzati.

Assistere nella terapia del dolore

Il dolore cronico, anche moderato, affligge 13 milioni di italiani con un’incidenza del 21,7%. Un numero così alto da non poter essere considerato fuori della responsabilità della sanità pubblica. Non esistono test diagnostici di conferma per le malattie croniche come la più comune fibromialgia (3% di incidenza), ma diverse associazioni hanno sviluppato dei criteri adottabili. Il dolore cronico inoltre induce problemi psicologici rendendo necessaria un’assistenza a 360 gradi di team medici ultra specializzati in funzione della diagnosi.

La gestione del paziente con dolore cronico esige una strategia assistenziale adottabile dagli operatori sanitari che gravitano attorno al degente. Secondo dati ISTAT  il 41% dei pazienti dichiara di non aver ricevuto un adeguato controllo del dolore. Ad indirizzare il medico, in attesa di una più chiara applicabilità della legge n. 38 ci pensa il documento di tutela alla salute della persona con dolore diffuso in Italia da una squadra di professionisti nella terapia del dolore. Questa guida è un valido strumento decisionale dai primi passi diagnostici fino all’ultimo approccio farmacologico e terapeutico. Si basa sull’informare e formare i medici ed è una garanzia di efficacia.

Terapia del dolore neurostimolante

All’Ospedale Bellaria di Bologna sono partite le prime procedure di impianto di neurostimolatori. Come già accennato, alcuni centri di eccellenza nella terapia del dolore sono in continua ricerca dell’approccio terapeutico più valido. Esistono soluzioni farmacologiche utili, ma non risolutive, con il rischio di cadere nell’assuefazione da sostanze oppioidi. Nel caso del Bellaria, invece, un approccio mininvasivo (affiancato alle terapie più comuni) può garantire la totale reintegrazione del paziente. Il dolore cronico scaturisce dall’anomala sollecitazione del sistema nervoso centrale e periferico. I recettori nervosi dei tessuti innescano meccanismi di tipo infiammatorio che sono risposte dolorose agli stimoli del sistema nervoso. Questi segnali tornano al mittente come scariche costanti, spontanee e anomale: il dolore.

La sensibilizzazione periferica, quel processo che determina dolore, spesso può portare modificazioni irreversibili a carico del SN. Allora è di vitale importanza intervenire con la neuromodulazione. La procedura interventistica del Dottor Piraccini, responsabile del programma, è gratuita e potrà migliorare la qualità della vita in pazienti con patologie per cui altri approcci sono risultati inefficaci: nel primo anno di interventi i soggetti idonei sono stati 50. Si procede al posizionamento di un elettrocatetere nella colonna vertebrale. Il dispositivo è collegato ad un generatore di impulsi che nel primo mese sarà esterno, successivamente impiantato sottocute. Durante il periodo di prova si setta il piccolo generatore in modo tale da garantire l’erogazione ottimale di stimoli elettrici. Queste “scosse” non sono percepite dai pazienti, che rileveranno una riduzione del dolore e una modulazione del SN. Per mezzo di interferenze elettromagnetiche dunque, si va ad agire alla fonte del problema, dov’è l’insorgenza e la linfa del dolore.

La terapia per tutti i dolori

La neurostimolazione è una terapia del dolore utilizzata nei pazienti con cronicizzazioni alla schiena e agli arti inferiori. In futuro il trattamento sarà valutato anche su tipi di dolore differenti. Molti sono i centri in tutta Italia che vagliano la possibilità di intervenire con procedure analoghe in risposta al dolore, da dovunque esso sia generato. L’innovazione dell’interventistica medica sta nel riuscire a fornire un modello di gestione del paziente da disciplinare ed esportare come approccio unico di intervento. L’obiettivo è garantire la migliore assistenza possibile ai malati cronici, per far sì che questo avvenga va previsto un intervento globale che includa la raccolta di un’anamnesi meticolosa e delle caratteristiche cliniche della patologia.

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Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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