Cresce il mercato dei biocombustibili

Anche i residui della preparazione del caffè possono rappresentare una fonte abbondante, economica, nonché ecologica di biocombustibile per l’alimentazione dei veicoli: è quanto sostengono i ricercatori dell’Università del Nevada a Reno in uno studio pubblicato online dal “Journal of Agricultural and Food Chemistry”, organo dell’American Chemical Society’s (ACS). Quello dei biocombustibili è un mercato in crescita: si stima infatti che la produzione annuale nel mondo possa raggiungere gli 11 miliardi di litri entro il 2010.

La materia prima è di varia natura: vengono utilizzati vari oli (soia, palma, arachidi), grassi animali, ultimamente anche alghe e funghi, e ora anche caffè: nel corso della ricerca gli studiosi hanno raccolto i fondi di caffè dalle catene di caffetterie multinazionali e le hanno ulteriormente spremute per ottenere un olio da cui hanno ricavato poi biocombustibile con un processo a basso costo.
I ricercatori hanno anche stimato le dimensioni del mercato e dei profitti che il processo potrebbe generare: si parla di circa 8 milioni di dollari all’anno nei soli Stati Uniti. Per verificare la possibilità almeno parziale di dare il via a un simile mercato, è stato avviato un impianto pilota per produrre in via sperimentale combustibile per i prossimi 6-8 mesi.
I residui di caffè potrebbero sostituire il petrolio per una percentuale compresa tra l’11 e il 20% in peso, all’incirca la stessa fornita dalle fonti tradizionali.

Lascia un commento