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In Sudafrica la nebbia diventa acqua potabile

In Sudafrica, nel cortile di una scuola elementare è stata installata una rete alta circa tre metri, che trattiene le goccioline finissime che compongono la nebbia, le quali poi si fondono tra loro formando gocce d’acqua potabile. La Tshiavha Primary School si trova a Makuleni, nella provincia di Limpopo – nel nord-est del paese, una zona molto umida e nebbiosa ai piedi del massiccio roccioso di Soutpanberg e vicina al famoso Kruger National Park. Il funzionamento della “rete acchiappa-nebbia” installata nel cortile è molto semplice: le gocce trattenute dalle maglie della rete defluiscono lungo una grondaia e si accumulano in una cisterna. Realizzata nel 2007 con l’aiuto dell’Università di Pretoria, la rete – chiamata “fog net” – non contiene alcun dispositivo elettronico e richiede pochissima manutenzione.

Si tratta di una tecnica di “produzione” di acqua potabile comune in molte regioni montuose del pianeta (Perù e Nepal, ad esempio) ed è una delle pochissime installate in Sudafrica. Il Sudafrica, in generale, è un paese semi-arido con precipitazioni annuali medie di 490 mm – una quantità che corrisponde a meno della metà della media mondiale – e le regioni occidentali e meridionali, in particolare, soffrono molto la siccità. Inoltre, nonostante il Sudafrica abbia realizzato un’importante rete idrica per trasferire acqua dalle regioni più piovose a quelle più aride del paese, è costretto ad importare acqua dal vicino Lesotho.

La nebbia “intrappolata” dalla rete di Tshiavha, invece, rende la scuola autosufficiente e può produrre fino a 2.500 litri d’acqua potabile al giorno, che superano ampiamente il suo fabbisogno idrico. “I bambini amano bere quest’acqua perché dicono che ha un buon sapore. E’ acqua pulita, potabile e priva di prodotti chimici”, ha dichiarato con soddisfazione Lutanyani Malumedzha, preside della scuola. “Grazie a questa rete, hanno imparato ad apprezzare l’acqua e a trattarla come un bene prezioso. Nessuna goccia va sprecata e una parte dell’acqua della cisterna serve per innaffiare l’orto, che rifornisce proprio la mensa scolastica”.

Ma non è tutto: la rete “acchiappa-nebbia” ha migliorato notevolmente la salute dei bambini. A Tshiavha, come in molte zone rurali del Sudafrica, l’acqua corrente è molto rara e gli abitanti sono costretti a bere la stessa acqua che beve il bestiame, cioè quella delle pozzanghere. ”I bambini” continua Malumedzha “nei mesi più caldi e secchi dell’anno avevano l’abitudine di portare a scuola la loro bottiglia piena d’acqua. Ma quell’acqua era stata raccolta in pozzanghere fangose e potenzialmente pericolose. La gente qui è troppo povera e le famiglie non possono permettersi di comprarla”. La realizzazione della rete, invece, ha consentito l’accesso all’acqua potabile agli scolari ed ha migliorato il loro benessere, infatti a Tshiava, dal 2007 ad oggi, malattie come la dissenteria, la febbre tifoidea e il colera sono drasticamente diminuite.

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