Fatti bella: stasera si va a vedere i gladiatori

Anche duemila anni fa, presentarsi in pubblico, al circo o alle terme, mostrando sul viso i segni dell’età o di una notte di bagordi era considerato quantomeno inopportuno. E anche allora, per correggere gli inestetismi della pelle, le ricche matrone romane facevano ricorso ai cosmetici. Un gruppo di ricercatori ha ritrovato a sud di Londra un vasetto, databile attorno al 200 d.C. contenente una crema a base di grasso animale, ossido di stagno e amido.
2000 anni e non sentirli. Il reperto era in uno stato di conservazione eccezionale, al punto che i ricercatori dell’Università di Bristol non solo hanno potuto analizzare a fondo la crema, ma l’hanno anche ricreata per verificarne gli effetti. Una volta spalmata renderebbe la pelle liscia e asciutta al pari di una moderna crema antirughe.
Ti voglio pallida. Il grasso animale, probabilmente ricavato da carcasse di pecore o mucche, veniva mescolato con l’amido che ne attenuava l’untuosità, fino a ottenere un composto simile alle nostre creme per le mani; l’aggiunta dell’ossido di stagno rendeva la crema bianca e translucida. Applicata sul volto, conferiva alla carnagione un colore chiaro e biancastro, particolarmente di moda tra le ricche signore dell’epoca.
Gli studiosi sono concordi nell’affermare che si tratta di un prodotto decisamente complesso per quei tempi: alcune sue componenti, per esempio l’amido, sono ancora oggi utilizzate nella moderna industria cosmetica.
Vanità senza tempo. La letteratura del periodo conferma come, soprattutto tra le donne in età avanzata appartenenti alle classi sociali più elevate, il make -up e la cura dell’aspetto fisico fossero particolarmente in voga. Il ritrovamento sottolinea come la civiltà romana avesse conoscenze di chimica avanzate. Le proprietà degli elementi erano ben note, e la realizzazione di un prodotto di questo tipo ha probabilmente richiesto anni di esperimenti e osservazioni.

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