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Il vino è contraffatto? Te lo dice un robot

Sareste in grado di distinguere agevolmente un Brunello di Montalcino da un Dolcetto D’Alba, inteso che di vino stiamo parlando? Se non siete dei sommelier provetti, ma al contempo non volete passare per gli sprovveduti dell’ultima ora, a cui poter impunemente propinare aceto al posto di un Novello fresco di tappo, cominciate a diffidare dell’oste e affidatevi alla scienza, poiché, come riportato dalla celeberrima rivista scientifica, New Scientist, sta per giungere anche da noi un sofisticato robot in grado di distinguere agevolmente, per intanto, almeno trenta e passa varietà di vino, che in un prossimo futuro aumenteranno al punto da smascherare ogni minimo tentativo di truffa o di sofisticazione tale, da poter spacciare un vino scadente per uno pregiato, un brocco per un purosangue, insomma!

Apparentemente la notizia appare frivola, ma non lo è, per il semplice fatto che quella della sofisticazione del vino, della sua adulterazione, così come della vendita fraudolenta di un prodotto venduto al posto di un altro, rappresenta uno dei problemi alimentari più seri dei Paesi sviluppati. E non solo da un punto di vista economico, che pure ha la sua importanza, ma anche di educazione alimentare e, perché no, di salute.

Attesa dunque l’importanza che riveste questo robot alimentare sulle nostre future tavole imbandite, meglio ancora se tali controlli sono stati effettuati all’origine della produzione con campionamenti a caso, è utile sapere che il cosiddetto assaggiatore artificiale è nato nei laboratori giapponesi della NEC’s System Tecnologies e della Mie University e consta di un apparecchio delle dimensioni di circa un metro, formato da un microcomputer e un sensore ottico in grado, dalla lunghezza d’onda dalla luce del campione da esaminare che consiste in appena 5 millilitri di vino e, sulla base del fascio di raggi infrarossi emesso dal robot, di leggere, con la massima precisione, ognuna delle sostanze organolettiche di quel vino, individuandone la provenienza e la costituzione esatta degli ingredienti.

La scoperta, che a detta dei ricercatori, quanto prima potrebbe essere estesa anche a sostanze alimentari diverse dal vino e che si presentano anche in forma solida, metterà fine a quella che spesso è considerata un’abitudine di tante industrie alimentari, a volte minori, ma non sempre; omettere di specificare l’una o l’altra sostanza che compongono il prodotto venduto per spacciarlo di qualità superiore rispetto a quella che di fatto ha, col risultato che, quando va male, a rimetterci potrebbe essere la salute e a volte in maniera anche seria, se solo si pensa alle migliaia di individui che soffrono di seri problemi di intolleranza alimentare a questa o a quell’altra sostanza che spesso non viene neanche presa in considerazione dai produttori al punto da non citarla neanche nella lista degli ingredienti.

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