Scoperto il primo “fossile galattico” grazie a scienziati italiani

I nostri scienziati si sono resi protagonisti di una importante scoperta: hanno scovato, nel cuore della Via Lattea, il primo ‘fossile galattico’. Si tratta di un grande e affollatissimo sistema stellare, battezzato Terzan 5, un relitto dell’epoca della formazione della nostra galassia che, a differenza degli altri normalmente popolati da stelle tutte relativamente simili, risulta invece formato da diverse generazioni di astri, di età e composizione chimica variabili. Secondo gli scienziati, Terzan 5 potrebbe essere quel che resta di un antico sistema proto-galattico 500 volte più grande, che 12 miliardi di anni fa si unì ad altri dando origine, come mattoni primordiali, alla Via Lattea. A vederlo ed a descrivere la ricerca in un lavoro, è stato un team di scienziati italiani dell’Università di Bologna (Unibo). Allo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, hanno preso parte anche altri ricercatori dell’ateneo emiliano e del locale Osservatorio astronomico Inaf. La diversità delle stelle che compongono Terzan 5 svela che la storia del nostro sistema solare è molto più travagliata e complessa di quanto finora si immaginasse e che le differenti concentrazioni di ferro dimostrano che un tempo doveva essere molto più grosso di oggi. Almeno un miliardo di volte il sole. Abbastanza pesante cioè da trattenere le polveri, i gas e i metalli sintetizzati nel corso della sua evoluzione. Il risultato è stato ottenuto grazie ad un prototipo di sistema ottico d’avanguardia chiamato Mad e montato su uno dei telescopi più grandi del mondo, il Very Large Telescope, nel deserto del Cile, gestito dall’Osservatorio europeo del sud. Uno dei componenti di questo strumento è stato ideato, realizzato e collaudato da un gruppo di astrofisici delle strutture Inaf di Padova e Firenze. Mad, che vede nell’infrarosso e corregge le distorsioni dovute all’atmosfera terrestre, è riuscito a penetrare la spessa coltre di nubi che oscura la parte centrale della nostra galassia, ma anche a produrre la più grande immagine di Terzan 5 mai ottenuta prima ad una simile risoluzione. Ed è stata proprio questa foto a rivelare la presenza di astri di diverse generazioni. Grazie ai colleghi statunitensi coinvolti nella ricerca, gli scienziati bolognesi sono ricorsi anche alla potenza del telescopio Keck situato sulla cima del vulcano Mauna Kea alle isole Hawaii. La scoperta aggiunge un tassello importante al complesso puzzle della formazione della Galassia e apre la caccia ad altri sistemi stellari ‘fossili’ che potrebbero essere ancora nascosti nelle nubi impenetrabili del cuore della Via Lattea.

Lascia un commento