Sudafrica, la preside che ha portato un piccolo liceo tra i migliori del Paese

Phadiela Cooper è la preside di un piccolo liceo scientifico e tecnologico che si trova in un quartiere degradato di Città del Capo e che è entrato nella top 10 delle migliori scuole del Sudafrica. La scuola ha raggiunto, negli ultimi anni, risultati eccellenti: quando i suoi allievi partecipano a gare di matematica tra studenti delle superiori, riportano vittorie nel 98% dei casi. La percentuale di promossi sfiora il 100% e l’80% circa dei diplomati supera i test d’ingresso alle facoltà scientifiche universitarie al primo tentativo.

Phadiela è insegnante di matematica e preside del “COSAT-Centre of Science and Technology” di Khayelitsha, vasto sobborgo di oltre 400.000 persone alla periferia di Città del Capo. Khayelitsha sorse durante l’apartheid, quando il governo obbligò i neri a trasferirsi nelle periferie delle città, ed è un quartiere caratterizzato da disoccupazione, violenza e criminalità. Anche se il COSAT è ubicato in uno stabile nuovo ed è circondato da edifici decorosi, qui sono molte le baraccopoli e le case di fortuna in cui vivono intere famiglie.

Come tutti i suoi studenti, anche Phadiela è nata a Khayelitsha e sa cosa significa crescere in una famiglia povera.Era molto brava, ma terminata la scuola dell’obbligo, i genitori volevano che andasse a lavorare, mentre gli insegnanti la incoraggiarono a non arrendersi davanti alle difficoltà e a prendere il diploma.“Dovevo pensare a come procurami i quaderni e le penne, altrimenti non riuscivo a prendere appunti”, ha raccontato alla stampa sudafricana. “Credo che gli insegnanti abbiano visto le mie potenzialità prima di me. Hanno visto che ce l’avrei fatta, mentre io non avevo molta fiducia in me stessa”.

Per questo oggi si preoccupa di educare gli allievi del  COSAT – che è stato fondato nel 1999 e oggi conta circa 500 allievi – ad avere fiducia in se stessi e credere nelle proprie capacità. Organizza incontri periodici tra i ragazzi e gli ex studenti, che vengono a parlare dei loro successi personali e professionali. Phadiela è molto comprensiva, ma anche severa: non ammette ritardi, negligenza e pigrizia negli studi e desidera che gli studenti frequentino anche le lezioni integrative di matematica durante l’anno e le lezioni supplementari durante le vacanze estive. E li sprona ripetendo loro la frase “No excuses, just success”: “Non hai scuse, puoi farcela”.

E insegna loro anche i valori su cui si fonda il COSAT: rispetto, democrazia, onestà, impegno, equità e sostenibilità.“Spiego agli studenti l’importanza di valori come la puntualità, il rispetto reciproco, l’educazione e la gentilezza. Non devono urlare, non devono venire alle mani. Da loro mi aspetto che diventino persone adulte mature e responsabili”.

Quando Phadiela ha ricevuto l’invito per la premiazione delle 20 migliori scuole del suo paese, ha pensato che fosse uno sbaglio e, subito dopo, che il suo liceo si fosse classificato ultimo. Ma quando ha scoperto che il COSAT era al nono posto ed era entrato nella top 10 delle migliori scuole del paese, è scoppiata a piangere: “E’ stata un’emozione indescrivibile”, ha detto, “Per la nostra scuola, entrare a far parte della stessa categoria delle scuole che dispongono di ingenti risorse e dove i genitori degli studenti possono permettersi di aiutare l’istituto, essere elevati al loro livello, è di gran lunga il risultato più importante. Ma la maggiore soddisfazione è per loro, per i nostri ragazzi”.

Phadiela oggi viene invitata in tutto il paese e negli Stati Uniti per parlare della sua esperienza di preside, ma lei si limita a dichiarare: Non facciamo niente di eccezionale, facciamo semplicemente il nostro dovere: insegnare. Ogni giorno noi siamo qui per insegnare. E ogni giorno i ragazzi sono qui per imparare. Fanno molti sacrifici e si impegnano tantissimo. Lavoriamo per fare la differenza nelle vite di questi ragazzi. Io sono qui per assicurarmi che, quando usciranno dalla scuola ed entreranno nel mondo del lavoro, abbiano la necessaria autostima. Devono andare a testa alta e dire: vengo da Khayelitsha e ne sono orgoglioso”.

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