Londra: no ai videogiochi con le armi

Una città: Londra. Un mese: dicembre 2007. Tre notizie: tre giovani vittime di violenze urbane provocate da armi da taglio. I fatti però hanno ora una svolta, come si può leggere sul quotidiano inglese The Sun, grazie al monito del Premier laburista inglese Gordon Brown. «La nostra società non può permettere alla persone di portare con sé armi e coltelli con la minaccia di usarli. Esistono confini che non vanno oltrepassati, e uno di questi è la tolleranza zero del nostro paese rispetto ai coltelli. Avere un coltello non è “cool”, tanto meno è indice di sicurezza. Dobbiamo ridurre la paura dei cittadini» e anche «Sono molto preoccupato riguardo ai videogiochi e ai giochi per computer. Nessuno vuole la censura o uno stato troppo ingerente. Ma l’industria ha delle responsabilità nei confronti della società, e deve esercitarle»: con queste parole Brown ha reso pubblico il piano d’azione anticrimine che sarà presentato all’inizio del prossimo mese dal Ministro degli Interni Jacqui Smith.

Nel piano di legge inglese non appare solo tolleranza zero verso il crimine, ma anche una campagna di sensibilizzazione per aiutare i giovani a non subire il fascino di esempi negativi. In particolare, è previsto sia una maggior controllo-repressione nelle aree considerate più pericolose del Regno Unito ed in particolare a Londra, Manchester, Birmingham, Liverpool e Nottingham, sia la perseguibilità a norma di legge contro tutti coloro che saranno sorpresi in possesso di armi da taglio.

Non violenza ed educazione erano già all’ordine del giorno nel Regno Unito nel 2003 quando il primo episodio del videogioco Manhunt ottenne da parte della BBFC il simbolo riguardante il divieto d’utilizzo ai minori di 18 anni. Più recentemente invece, al sequel è stata negata la classificazione, impedendone così la distribuzione nel Regno Unito.

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