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Ictus, una scoperta potrebbe sconfiggerlo

E’ una delle malattie più diffuse e gravi dell’umanità dagli effetti letali o irreversibilmente invalidanti, parliamo dell’ictus, una patologia che colpisce, nientemeno che, 200.000 persone all’anno in Italia, come dire una persona ogni 3 minuti e per la quale, nonostante gli sforzi per la prevenzione e la cura, quando si è verificato, si è ben lungi da una soluzione radicale del problema.

Ma oggi un altro tassello in più nello studio di questa patologia è stato messo a punto dal Dipartimento di scienze farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano coordinato da Maria Pia Abbracchio, in collaborazione con i ricercatori dell’Istituo di neuroscienze del CNR di Milano, dell’Università di Pisa e Urbino e del Centro cardionzino – Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico.

Secondo il nutrito gruppo di ricercatori, vi sarebbe un nuovo recettore localizzato in organi, laddove la possibilità di un ictus è più elevata, ovvero cervello, cuore e reni. Tale recettore, chiamato GPR17, detiene una caratteristica importante, è possibile clonarlo e duplicarlo e assistere ad un ictus laddove la sua concentrazione aumenta, ovvero a livello cerebrale è maggiore la quantità di cellule neuronali che vanno incontro a morte.

Stante l’importante scoperta, si è visto che è possibile sintetizzare sostanze farmaceutiche in grado di inibire in maniera sensibile il recettore GPR17, quest’ultimo fatto, proteggerebbe le cellule da un eventuale danno ischemico, o laddove si è già verificato, ne limiterebbe i danni.

“La scoperta di questo recettore traccia una promettente via di intervento terapeutico”, osservano i ricercatori “Tre gli aspetti che rendono concreta questa scoperta. Innanzitutto, spegnere GPR17 ha effetti protettivi anche dopo l’insorgenza dell’ictus. E’ noto infatti che il tempo intercorso tra l’insorgenza dell’evento ischemico e la diagnosi-terapia è critico per il paziente colpito da ictus e nessun farmaco oggi disponibile è in grado di bloccare in modo efficace la progressione del danno cerebrale, una volta insorto. In secondo luogo, lo sviluppo di farmaci anti-ictus ‘dualistici’, ovvero in grado di bloccare entrambe le famiglie di molecole pro-infiammatorie, rappresenta una via facilmente percorribile, poiché la struttura dei bloccanti attivi su GPR17 è già parzialmente nota; uno dei farmaci impiegati nello studio, infatti, è già in fase clinica avanzata come farmaco antitrombotico. Infine la presenza di GPR17 nel cuore, unitamente alle analogie tra ischemia miocardica ed ischemia cerebrale, rende questo recettore un bersaglio farmacologico di interesse anche nella cura dell’infarto miocardico, aprendo nuove prospettive in termini di cardioprotezione”.

Lo sfruttamento di questa scoperta e’ coperta da un brevetto dell’Università degli Studi di Milano che ne detiene l’80%, in cotitolarietà con l’Università di Pisa (10%) e il CNR (10%).

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