Presentata nuova tecnica per il trattamento delle ustioni

Trattare ustioni, migliorare gli esiti cicatriziali o le aree del corpo a colorazione irregolare, lasciando segni di intervento impercettibili, è oggi possibile grazie ad una tecnologia di coltura dimostrata clinicamente e già utilizzata con successo su centinaia di pazienti in tutto il mondo. La tecnologia, realizzata da un team di ricercatori del Western Australia e già commercializzata in Italia, è stata presentata agli specialisti italiani nei giorni scorsi a Roma presso la sede privata dell’Ambasciatore australiano. All’incontro è intervenuto lo staff della Prof.ssa Fiona Wood, ideatrice della nuova tecnica e Direttrice del Centro Ustioni di Perth (Australia) e due chirurghi italiani, il prof. Valerio Cervelli (Policlinico Casilino – Università Tor Vergata di Roma) ed il dott. Antonio Montone (Centro Grandi Ustioni Ospedale Sant’Eugenio di Roma) che hanno avviato da circa un anno, insieme ai centri dell’Ospedale Civico di Palermo e dell’Ospedale Cisanello di Pisa, la sperimentazione della tecnica.
La nuova tecnica prevede un processo di rigenerazione cutanea a partire da un piccolo campione di cute sana prelevato dal paziente da trattare, che viene utilizzato per creare una quantità di cellule sufficiente a coprire la lesione o l’ustione. Successivamente le cellule sono nebulizzate sulla lesione dove si moltiplicano e creano il tessuto della nuova cute. Il brevetto prevede diverse indicazioni terapeutiche quali lesioni, ustioni, cicatrici ipertrofiche, zone affette da vitiligine. Va da sé che provenendo le cellule coltivate dal paziente stesso, i rischi di rigetto o di trasmissione di malattie sono praticamente inesistenti. Inoltre, grazie alla loro forma nebulizzata, l’applicazione delle nuove cellule richiede solo pochi minuti. La nuova tecnica consente quindi di trattare fino al 2% della superficie corporea totale di un adulto in meno di un’ora e garantisce tempi di guarigione rapidi, migliorando gli esiti estetici e funzionali della cute rigenerata, a grande vantaggio della qualità di vita del paziente.
Si comprende infine l’enorme vantaggio di una tale tecnica in termini di tempo sia per il paziente, che può tornare a casa e riprendere le sue abitudini in tempi brevi, sia per l’ospedale in quanto la ridotta durata della degenza consente di trattare un maggior numero di pazienti.

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