Importante Workshop agli Ospedali Riuniti di Bergamo

La cardiomiopatia ipertrofica in Italia colpisce due persone su mille, con 1.500 casi nuovi ogni anno e almeno 100 mila persone colpite. È una malattia genetica del muscolo cardiaco (miocardio) caratterizzata da un marcato aumento dello spessore della parete del cuore (ipertrofia), in particolare del ventricolo sinistro. La cavità ventricolare risulta più piccola del normale ed il ventricolo è più rigido. Le manifestazioni cliniche della cardiomiopatia ipertrofica sono estremamente variabili: la maggior parte dei pazienti non presenta sintomi per molto tempo e la prima manifestazione può essere la morte improvvisa, che colpisce soprattutto bambini e giovani adulti, spesso durante o dopo un esercizio fisico. L’USC Cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, tra i pochissimi centri d’eccellenza italiani per questa patologia, ha organizzato per sabato 13 settembre un workshop che prevede la partecipazione delle maggiori autorità scientifiche nel campo, provenienti dai Centri di riferimento nazionali, volto a stabilire linee guida per il trattamento chirurgico della malattia, valide anche a livello internazionale.“Il nostro Dipartimento è una delle poche strutture in Europa in grado di curare a 360 gradi ogni tipo di paziente affetto da problemi cardiaci, dal neonato all’anziano. – afferma il Dott. Paolo Ferrazzi, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Direttore USC Cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo – Data l’esperienza nel trattamento chirurgico della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, abbiamo organizzato questo workshop, insieme ai cardiologi, maggiori esperti italiani di questa patologia, sperando di poter contribuire al miglioramento del trattamento chirurgico di questi pazienti e di trasmettere ai colleghi più giovani le conoscenze da noi acquisite in questi anni”. “L’argomento che sarà trattato nel corso del workshop è di fondamentale importanza – sostiene il Dott. Eugenio Quaini, Consulente Scientifico presso il Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Lo scopo ambizioso dell’iniziativa risiede, infatti, nella costruzione di un nuovo consensus, che tenga conto delle recenti pubblicazioni scientifiche e dell’esperienza clinica dei partecipanti, e nell’individuazione di linee guida valide a livello internazionale”. L’intento è quello di dare risposte agli interrogativi più diffusi tra i cardiologi ed i cardiochirurghi chiamati a selezionare i pazienti da sottoporre all’intervento di miectomia. Dal punto di vista clinico, un risultato atteso è quello di migliorare il trattamento della cardiomiopatia ipertrofica, attraverso l’applicazione di protocolli diagnostico-terapeutici validati e condivisi. Il Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo possiede un importante patrimonio scientifico che può aprire la strada a nuove ricerche genomiche per una medicina personalizzata. “Avere la possibilità di fare ricerca su questa malattia genetica dalle caratteristiche molto particolari – ha inoltre evidenziato il Dott. Paolo Ferrazzi – è fondamentale per arrivare a nuove conoscenze anche nel campo dello scompenso cardiaco con dilatazione cardiaca, problematica che interessa milioni di pazienti nel mondo. Infatti, da un punto di vista anatomico, funzionale e molecolare, la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva si può considerare lo “specchio” della miocardiopatia in fase dilatativa. Recentemente, in questo campo, abbiamo messo a punto la cosiddetta “molla del cuore”, un anello elastico in grado di ristabilire la funzione di pompa del muscolo cardiaco, danneggiata da patologie come lo scompenso cardiaco”. Per questa patologia il Dipartimento Cardiovascolare clinico e di ricerca degli Ospedali Riuniti di Bergamo svolge un ruolo centrale nel panorama italiano: la casistica dell’Unità di Cardiochirurgia registra un aumento costante del numero di miectomie effettuate negli ultimi anni. “Particolarmente rilevante è l’evidenza che, tra il 1996 ed il 2008, la mortalità a breve e dei pazienti sottoposti a miectomia presso il Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo è pari allo 0%, e a lungo termine è sovrapponibile alla popolazione normale”. I centri italiani che si interessano di questa malattia sono circa 10, di questi 3 o 4 sono punti di riferimento per la miectomia (contro i 2 Centri di riferimenti negli USA) . “Nonostante ciò – conclude il Dott. Ferrazzi – circa il 50-60% degli studi nella letteratura scientifica internazionale sull’argomento vengono da italiani”. Le conclusioni derivanti da questo workshop avranno, dunque, rilevanza internazionale attraverso significative pubblicazioni scientifiche.

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