Pandemia rosa, nuovo (inutile) allarme mondiale

Era la fine del 2003 quando il caso dell’aviaria scatenò la fantasia apocalittica dei media e di “esperti” scienziati che arrivarono addirittura a predire la morte di milioni di persone. Prima di lei, era avvenuta la stessa cosa con il morbo della mucca pazza nel 2001. Fu allora che la parola “pandemia”, ovvero epidemia su vastissima scala, iniziò ad essere stampata a caratteri cubitali sulle testate di tutto il mondo. Notizie che era certamente doveroso diffondere per far conoscere il potenziale pericolo alla popolazione mondiale, ma con la dovuta cautela.

Certi allarmismi ci travolgono periodicamente, passando innanzitutto per il piccolo schermo (gli italiani purtroppo ne fanno un uso smodato) e hanno un impatto inimmaginabile sulle nostre vite e sulle nostre abitudini. Se provassimo a spegnere la tv e a non leggere i giornali per qualche settimana i nostri comportamenti nei piccoli gesti di tutti i giorni sarebbero certamente diversi e ci sentiremmo più leggeri, senza sentire nel petto quel peso, quel senso di oppressione, quella negatività che ogni giorno ci viene propinata dai mass-media.

I telegiornali italiani sono un concentrato della peggiore spazzatura del mondo, racchiusa, rappresentata, (mal)interpretata in uno spazio di 30 minuti e abilmente mescolata a qualche “esploit” pubblicitario spacciato per notizia. Ovvio: peggiori sono le catastrofi, maggiori sono gli ascolti. Ma non dimentichiamoci che fuori dal quel piccolo schermo, dalle pagine dei quotidiani, la realtà è spesso molto diversa.

Ci è passata la voglia di sorridere. Non ci fidiamo più dei nostri vicini. Se incrociamo un extracomunitario lo guardiamo come se fosse un delinquente, o non lo guardiamo proprio. Temiamo per l’educazione dei nostri figli. Abbiamo pregiudizi verso chi ha una fede diversa. Siamo convinti che il mondo vada male e andrà sempre peggio.
Abbiamo paura di dimenticare aperta la porta di casa, ma non di spegnere la tv.

Nessun Commento

Lascia un commento