Curarsi all'estero e poi essere rimborsati: oggi è possibile

curarsi all'estero e farsi rimborsare

Ottenere assistenza sanitaria in un altro Paese dell’Unione Europea, scegliere il professionista sanitario a cui rivolgersi e la struttura sanitaria dove curarsi. Ma anche ottenere più facilmente il riconoscimento della ricetta rilasciata dal proprio medico o da un medico di un altro Stato dell’Unione Europea e ricevere un rimborso delle spese sostenute per le cure ricevute e i farmaci o dispositivi medici acquistati. Sono questi i diritti che spettano ai cittadini dell’Unione Europea grazie al Decreto Legislativo n. 38 del 4 marzo 2014 in vigore a partire dal 5 aprile.

Ci sono naturalmente alcune clausole: le prestazioni ricevute devono essere previste nei livelli essenziali di assistenza nel proprio paese e l’importo dei rimborsi deve dunque essere equivalente a quello che sarebbe stato dato in patria per gli stessi servizi. Inoltre sono esclusi i trapianti, le cure per patologie croniche e i piani di vaccinazione. I pagamenti devono essere anticipati, cioè si pagano le cure e poi si viene rimborsati, come succede con le assicurazioni.

Una libera circolazione delle sanità che potrebbe avere una ricaduta positiva anche sull’economia nazionale. Infatti, come ha dichiarato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Uno degli obiettivi a cui l’Italia deve puntare è sicuramente quello di attirare i pazienti stranieri a farsi curare sul suo territorio e di guadagnarsi una posizione di ancora maggiore spicco in ambito sanitario a livello europeo. E’ questa la sfida che ci pone la direttiva. Migliorare sempre di più il Servizio Sanitario Nazionale, valorizzare le nostre eccellenze, e ne abbiamo tante, essere competitivi nel contesto europeo e attrarre, di conseguenza, pazienti e investimenti. Se raggiungeremo questo obiettivo otterremo un duplice vantaggio: da un lato, l’oggettivo innalzamento del livello di tutela della salute offerto ai nostri cittadini e ai cittadini degli altri Stati membri; dall’altro, un non trascurabile risultato economico“. “Infatti – continua la Lorenzin – se il nostro SSN riuscirà davvero a configurarsi competitivo nello scenario sanitario europeo e ad attrarre, in ragione della sua qualità e della sua efficienza, i pazienti degli altri Stati dell’Unione Europea, ciò comporterà nuove entrate finanziarie dovute al pagamento delle prestazioni erogate dalla sanità italiana. L’Italia non ha paura di questa sfida e, per questa ragione, è stata tra i primi Paesi europei a recepire la direttiva UE. Prima, anche nella attivazione di un contact-point per informare i cittadini“.

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