Tecnologia e design, Paola Antonelli del MoMa di NY parte dalla chiocciola

di 11 Aprile 2014Cultura, Magazine

Oggi il museo non può più essere semplicemente un luogo dove si vede arte ma deve diventare uno spazio di partecipazione, di dibattito e di interazione… Oggi l’arte, il design, l’architettura e la cultura in generale devono espandersi insieme all’espansione del mondo”.  A sostenerlo è Paola Antonelli, Senior Curator della sezione architettura e design e Direttore del Dipartimento di Ricerca e Sviluppo del MoMa di New York, recentemente inserita dal Time nella lista dei 25 visionari più incisivi del mondo internazionale del design. Il Salone del Mobile si è arricchito dell’importante contributo di una vera e propria “star” del mondo dell’arte internazionale, che ieri ha tenuto una lecture a Palazzo Reale nel contesto del  “Meet the Media Guru”, un programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale e dell’innovazione aperto alla partecipazione, non solo degli addetti ai lavori ma anche del grande pubblico.

Una delle cose più importanti che Paola Antonelli sostiene di aver compreso lavorando al MoMa è che “senza il design non esiste progresso né innovazione”. Per parlare del Museo del futuro, quindi,  non si può prescindere dall’impatto del design sulla trasformazione della società.  Quando si parla di design, oggi, non si parla più solo di una bella sedia o di un mobile ma anche di architetture, di design della visualizzazione, dell’interfaccia e dell’interazione, un design che è critico, speculativo e filosofico. In questa evoluzione è fondamentale l’interazione tra design e nuove tecnologie, tematica che la curatrice esplora da tempo, con un approccio interdisciplinare, e con un occhio sempre attento all’impatto che questa interazione ha nella vita quotidiana. “Nel design del futuro l’alta tecnologia si fonderà con l’artigianato per dar vita a strutture organiche e biodegradabili compatibili con il mondo naturale”, questo è solo uno degli esempi possibili dell’impatto positivo che l’innovazione tecnologica può avere sul design e sulla società.

untitledLa riflessione di Paola Antonelli si amplia alla relazione tra tecnologia e cultura in generale con uno sguardo ai cambiamenti in atto nel mondo della cultura museale e degli eventi culturali: “La cultura è l’enzima di base per lo sviluppo e per il progresso. Le istituzioni culturali, per sopravvivere e essere incisive nel sistema economico di un paese, devono dialogare con la società esterna, promuovendo dibattiti intorno all’attualità e aprendosi  alla partecipazione e allo scambio con il pubblico”.

In un mondo sempre più orientato alla condivisione, il simbolo della “chiocciola” di Internet, emblema per eccellenza della connessione, diventa un esempio di design rivoluzionario. Non è un caso che questo simbolo sia entrato a far parte della collezione del design del MoMa, rivoluzionando così il concetto stesso di collezione museale: “Al giorno d’oggi si è sempre più orientati alla condivisione. La chiocciola non si può possedere perché appartiene a tutti… Oggi, per avere nel nostro patrimonio un oggetto, non è necessario possederlo fisicamente ma capirlo in modo profondo e farlo entrare nel nostro mondo personale”.

L’impatto delle nuove tecnologie sulla cultura è ormai un’evidenza: sempre più istituzioni si sono rese conto, infatti, che occorre mutare i processi di accesso e di fruizione della cultura, andando oltre ai consueti target della conservazione e della ricerca, per stimolare la socializzazione del patrimonio. Guardando all’Italia, un esempio che va in questa direzione viene dal Vaticano che ha siglato, nei giorni scorsi, un accordo con una società giapponese, nell’ambito del progetto di digitalizzazione degli 82.000 manoscritti della Biblioteca. In una fase preliminare, della durata di quattro anni, saranno digitalizzati tremila manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana; seguirà una seconda fase che interesserà  la grande mole degli 82 mila volumi (più di 40 milioni di pagine) di manoscritti della Biblioteca che risalgono a epoche diverse tra il II e il XX secolo d.C. L’opera di digitalizzazione va a beneficio non solo della conservazione ma anche della divulgazione dei manoscritti, che saranno a disposizione di studiosi e ricercatori di tutto il mondo; questo processo potenzierà l’accesso e la diffusione del patrimonio culturale, andando a  intercettare anche nuovi “pubblici”, nell’ottica di un crescente abbattimento delle barriere socio-culturali.

Per approfondire

Paola Antonelli

Biblioteca Vaticana

MoMa

 

 

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