L'Iran apre agli Stati Uniti

di 10 Febbraio 2009Marzo 5th, 2017Attualità

Non sarà sicuramente una mossa decisiva, non segnerà la storia delle relazioni internazionali, ma sicuramente le aperture compiute dal governo di Teheran nei confronti dell’Amministrazione Obama sono incoraggianti. Nel giorno dei festeggiamenti per il trentesimo anniversario della Rivoluzione Islamica che, nel 1979, portò al potere l’Ayatollah Khomeini, l’attuale Presidente Ahmadinejad ha dichiarato che l’Iran è pronto a riprendere un dialogo con gli Stati Uniti. Del resto, lo stesso Presidente americano Obama, già durante la sua campagna elettorale, aveva più volte ribadito di essere disposto a concedere aperture a tutti, compresi i regimi di Teheran, Cuba e Venezuela.

L’Iran è considerato attualmente il vero nodo della questione mediorientale, avendo soppiantato la problematica relativa alla lotta israelo-palestinese. Anzi, ci sarebbe di più: la stessa questione palestinese è ormai diventata una questione tattica, non strategica, vale a dire che è considerata solo uno dei tanti teatri nei quali si gioca la più ampia partita mediorientale, che vede l’Iran contro i Paesi arabi sunniti, gli Stati Uniti e lo Stato di Israele. La stessa polemica sul programma nucleare iraniano è, più di una volta, risultata strumentale e finalizzata a mantenere in piedi un eventuale casus belli, nel momento in cui da Gerusalemme o Washington si fosse deciso di far alzare i caccia F-16 contro il territorio iraniano.

La verità è che l’Iran rappresenta un elemento di destabilizzazione nell’area, non tanto per la natura del suo regime o per le dichiarazioni del suo Presidente contro Israele, e meno che mai per il suo possibile sviluppo della bomba nucleare. A ben guardare, infatti, vi sono in Medio Oriente regimi molto più autoritari di quello iraniano, basti pensare a tutti i Paesi del Golfo (i cosiddetti “Arabi moderati”); tutti i Paesi arabi, ad eccezione di Egitto e Giordania, non riconoscono Israele ed alcuni, come la Siria, sono ancora formalmente in guerra contro lo Stato ebraico; infine, la bomba nucleare è già posseduta non solo dallo stesso Israele, ma dal Pakistan: questo sì un regime autoritario, non democratico, fortemente instabile ed in cui le forze fondamentaliste islamiche hanno un potere fuori dal normale, con il rischio che le armi nucleari possano finire nelle loro mani. Perché, dunque, l’Iran è destabilizzante? Proprio perché è diverso da tutte queste altre realtà, più o meno simili nel rappresentare la fetta sunnita dell’Islam e alleate tra di loro e con l’Occidente.

Fermo restando che Teheran avrebbe bisogno di una classe politica più aperta alle riforme ed al mondo esterno, la notizia di un possibile riavvicinamento tra Iran e Stati Uniti non può che essere di buon auspicio per il destino del Medio Oriente. Attualmente, infatti, solo attraverso il coinvolgimento di Teheran si può pensare di risolvere la crisi irachena e quella afghana, ma anche il conflitto palestinese (se mai vedrà una soluzione…) e le controversie tra i paesi musulmani ed Israele. Inoltre, a breve si voterà per il nuovo Presidente anche in Iran e l’ex Presidente riformista Khatami ha reso ufficiale la sua candidatura, spalleggiata dall’Occidente. Insomma: se son rose fioriranno, tenendo però bene in mente che il Medio Oriente è una delle aree più imprevedibili al mondo; le alleanze sono volatili e mai durature e vi sono troppi interessi in campo.

Se la diplomazia di Obama riuscisse a far dimenticare l’oltranzismo di Bush ed a portare Ahmadinejad al tavolo delle trattative, sarebbe davvero un passo epocale. Per adesso non sembrano esservi presupposti troppo negativi. E questo, in quella parte di terra, è già tantissimo.

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