Egitto-Israele: un gesto per la distensione

di 28 Maggio 2009Marzo 5th, 2017Attualità

Farouk Hosni, Ministro della Cultura del governo egiziano, è candidato per la Presidenza dell’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), le cui elezioni si terranno il prossimo ottobre. Ad avanzare l’ipotesi di una sua candidatura è stato proprio il Presidente egiziano Mubarak. Per l’importanza che riveste, sia a livello politico, che sociale e simbolico, la carica per la quale concorre Hosni, molte associazioni culturale ebraiche europee e lo Stato di Israele stesso si sono opposto, alla luce di una dichiarazione del Ministro egiziano risalente al maggio scorso.

“Se avessi in mano adesso dei libri israeliani, li brucerei io stesso davanti a voi”, aveva detto nell’occasione in risposta ad un parlamentare che aveva chiesto chiarimenti sulla presenza di testi israeliani nella nuova Biblioteca di Alessandria, o meno. Nella lettera inviata al quotidiano francese Le Monde per chiedere scusa, Hosni dichiara di voler “tornare sulle parole che io ho usato quel 10 maggio che sono state prese come un appello a bruciare i libri israeliani. Quelle parole hanno sconvolto qualcuno e io lo capisco”.

È legittimo che il gesto di Hosni possa essere letto come un tentativo di scrollarsi di dosso la macchia di accuse di antisemitismo, con lo scopo di arrivare dirigere l’UNESCO; altresì è vero che le scuse del Ministro egiziano non basteranno a sopire le tensioni politiche tra il governo israeliano e il mondo arabo in generale; altrettanto vero è che si tratta pur sempre di una dichiarazione ufficiale rilasciata da un membro del governo egiziano, molto vicino al Presidente Mubarak.

Rimane dunque un segnale di apertura agli Israeliani, dopo le dure reazioni da parte del Ministro degli Esteri dell’Egitto Abu al-Gheit alla controparte israeliana Liberman. Quest’ultimo, in carica nel governo ultra-conservatore insediatosi tre mesi fa e guidato da Benjamin Netanyahu, aveva chiuso le porte al dialogo con i Palestinesi e costretto Il Cairo a negargli un colloqui ufficiale. Egitto e Israele, anche nella gestione della Striscia di Gaza, si trovano a rivivere delle tensioni, nonostante gli accordi di pace risalenti ormai a trent’anni fa (l’unico altro attore arabo che ha normalizzato i rapporti diplomatici con Israele è la Giordania)

Seppure alcuni le ritengano soltanto scuse di facciata, quelle di Hosni possono risultare come una tattica diplomatica, che possa spingere la completa normalizzazione dei rapporti israele-egiziani. Israele dal suo canto ha già ritirato il proprio voto all’elezione di Hosni alla guida dell’UNESCO e, in questo modo, potrebbe nascere un meccanismo che porti a gesti sempre più concreti, sebbene sia una strada difficilissima da percorrere. L’Egitto potrebbe avere la capacità di trascinare una buone parte del mondo arabo verso un dialogo con Israele. La sfida è quella di diventare un Paese più democratico al proprio interno, per acquisire fiducia a livello internazionale. Anche il gesto di Hosni, in picoclo, contribuisce ad andare in questa direzione, anche se i fatti si attendono da anni.

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