Il primo eurodeputato sordo a rappresentare i disabili

di 6 Agosto 2009Marzo 5th, 2017Attualità

Il discorso tenuto a Washington da Barack Obama il 20 gennaio del 2009 giorno in cui si è insediato Casa Bianca è entrato nella storia. L’inizio dell’era Obama ha segnato, infatti, almeno emblematicamente una definitiva rottura col passato e con quel razzismo pubblico e formale che nel 1654 stabilì in Virginia che gli africani erano “oggetti di proprietà del padrone”. Quel giorno tutti i neri americani (e non) si sono sentiti trionfanti in prima persona, pensando che forse qualcosa stesse realmente cambiando, dal momento che uno di loro si trovava a gestire le sorti del mondo.
Non uguale, ma sicuramente simile sarà stata la sensazione provata da portatori di handicap e disabili di tutta Europa nel vedere Adam Kosa il 15 luglio “parlare” a Strasburgo in Parlamento Europeo. Adam Kosa, è infatti il primo Europarlamentare sordomuto eletto nelle liste dell’Unione civica ungherese chiamato a fare le veci dei diversabili.
Kosa che è intervenuto utilizzando il linguaggio dei segni, seguito da un interprete, ha subito confessato di sentirsi sulle spalle una grande responsabilità dal momento che ricoprire quella carica significa acquisire il potere di agire per conto “di un soggetto collettivo per lui importante e degno di attenzione”, appunto i diversabili.
Tra i suoi obiettivi primeggiano l’adozione della lingua dei segni, l’accessibilità dell’istruzione e la promozione una politica “diversa” e più dialogica rispetto al passato.
Come afferma in seduta parlamentare l’adozione della lingua dei segni in parlamento  e l’idea che possa realmente diventare la ventiquattresima lingua dell’UE è uno dei punti cardine del suo “progetto politico”. Kosa ha, infatti, chiesto ufficialmente al nuovo presidente del parlamento europeo Jerzy Buzek che i dibattiti dell’aula del parlamento vengano tradotti in lingua dei segni e diffusi. Le informazioni discusse in parlamento sono di tutti e vanno condivise e diffuse il più possibile.
L’istruzione e la formazione poi, sono sempre in primo piano. Una pianificazione che le renda accessibili ai disabili è il primo passo da fare perché si possa realmente intraprendere la strada delle “pari opportunità”.
Un’azione di comunicazione efficace diffusa in maniera capillare e la pianificazione di progetti specifici sono necessari per coinvolgere e sensibilizzare la comunità sul complesso fenomeno della disabilità, L’inclusione della comunità sul tema è fondamentale per favorire la comprensione di una questione cosi multisfaccettata e delicata come quella della disabilità.

Anche la questione “lavoro” è in agenda.  Importare buone pratiche adottate dai paesi virtuosi come Danimarca e Ungheria “dove gli enti governativi e ministeriali sono obbligati ad acquistare la cancelleria da imprese che impiegano un certo numero di disabili” è un altro modo per crescere sul tema e garantire le stesse possibilità a tutti.Insomma  da Strasburgo si fa quel che si può. Intanto l’esistenza di un rappresentante in parlamento Europeo è un grosso passo avanti, speriamo che riesca ad accendere l’attenzione su misure innovative, perfezionando le norme internazionali in materia ed incidendo come è nel suo intento, effettivamente, sugli standard di vita dell’universo dei diversamente abili.

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