Le scarpe che ricaricano il cellulare

By 1 Marzo 2012 Marzo 5th, 2017 Attualità

Sono ormai indispensabili nella nostra vita quotidiana e spesso non riusciamo ad uscire di casa senza averli nella borsa: parliamo dei telefoni cellulari, oggetti ormai entrati a pieno titolo nel nostro quotidiano. La loro grande diffusione è anche dovuta alla facilità di trovare questi device inclusi in un piano tariffario, rendendoli così più accessibili. Tutto ciò che occorre fare per trovare il dispositivo più adatto a sè è infatti confrontare le migliori offerte con cellulare incluso, così da trovare quella che sia più vantaggiosa per noi. In questo modo potremo acquistare lo smartphone desiderato senza spendere una fortuna!

Grazie alle loro innumerevoli funzioni ed alle App, poi, è possibile trovare negli smartphone dei validi alleati per le attività più o meno quotidiane, dal trovare il ristorante più vicino al cercare informazioni su internet, dal prenotare un volo ad effettuare un acquisto online. Da oggi, gli smartphone diventano anche preziosi alleati per gli amanti dell’arte, grazie ad una nuova App che permette di aiutarci a vivere i musei in modo più interattivo e personalizzato, come spiega questo articolo.

Il cellulare, però, comporta dei costi: dalle ricariche al costo dell’abbonamento, fino, più banalmente, ai costi delle tariffe dell’energia elettrica necessaria per ricaricarlo. Proprio in questo ambito è in arrivo una novità che potrebbe rivoluzionare il nostro utilizzo del telefono cellulare.

Il mondo dell’”energy harvesting”, ovvero della raccolta dell’energia dalle azioni quotidiane, ha oggi un nuovo protagonista: un paio di scarpe a recupero energetico, pensate e realizzate da quattro ragazze di un liceo di Montecatini. Il principio è quello per cui l’energia prodotta dal movimento viene accumulata in una batteria e può, quindi, essere riutilizzata per dispositivi elettronici, quali cellulari o lettori musicali.

Tutto nasce nell’ambito di InvFactor, un concorso indetto nel 2010 dall’Istituto di ricerca sulle popolazioni e le politiche sociali (Irpps) del Cnr e indirizzato a tutte le scuole superiori italiane, con l’obiettivo di premiare, ma soprattutto divulgare i progetti più interessanti realizzati dai giovanissimi in ambito scientifico-tecnologico.

Le scarpe, frutto dell’ingegno di quattro ragazze toscane, sono state realizzate inserendo all’interno della calzatura un dispositivo che, sfruttando i principi dell’elettromagnetismo, converte l’energia meccanica prodotta dal movimento della camminata in energia elettrica. Grazie all’aiuto di un grande calzaturificio della zona, che ha dato la sua disponibilità a partecipare al progetto, è stata disegnata una scarpa speciale per alloggiare il convertitore meccanico/elettrico.

Vincenzo Palleschi, responsabile del laboratorio di Spettroscopia applicata del Cnr di Pisa spiega: “Già dalla prima occhiata al progetto ci siamo resi conto di avere a disposizione solamente pochi centimetri cubici per sistemare, all’interno del tacco, il generatore di energia elettrica. E i vincoli, definiti chiaramente dal titolare del calzaturificio erano molto stringenti: niente parti esterne in movimento, nessuna possibilità di aumentare le dimensioni di tacco e suola, necessità di mantenere il rumore al minimo”.

Palleshi ha anche chiarito nel dettaglio il funzionamento dell’invenzione: “La scarpa funziona in questo modo. All’interno del tacco è inserito un piccolo avvolgimento elettrico di un paio di centimetri, un solenoide, con dentro un magnete mobile: il movimento del piede provoca lo spostamento del magnete, quindi la variazione di campo magnetico che serve per produrre l’elettricità. L’energia prodotta viene accumulata in una batteria che, collegata con un filo al solenoide, può essere portata in tasca”.

“Il filo – continua Palleschi – che esce dalla scarpa sale lungo le gambe (se si corre in tuta, può essere agganciato facilmente ai pantaloni oppure fatto passare al di sotto di essi). L’energia accumulata può essere così utilizzata per caricare la batteria di oggetti di elettronica quali telefoni cellulari, lettori musicali, navigatori satellitari. Con un magnetino più potente si potrebbe fare meglio e lo faremo”.

 

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