Barbe lunghe, giubbotti in pelle, tatuaggi e stazza di livello: i bikers nell'immaginario collettivo spesso sono i "cattivi dei film" o quelli che fanno danni. Luogo comune da sfatare, almeno quando si parla dei B.A.C.A., sigla che sta per Bikers Against Child Abuse.

L'Associazione motociclisti contro l’abuso sui bambini nasce negli Usa, nello stato dello Utah, nel 1995 con lo scopo di combattere la piaga delle violenze e dei maltrattamenti sui minori, di dar loro sostegno, sicurezza e a non vivere più nella paura. L'idea è venuta a Chief, un biker psicologo specializzato nell'assistenza ai bambini dai 3 agli 8 anni: è stato lui a credere che la figura del "rude" motociclista potesse davvero fare qualcosa, anche per la capacità di attrazione della figura del biker che tanto affascina i bambini. Così ha dato vita al gruppo che, se agli inizi contava pochi sostenitori, oggi vanta  migliaia di membri, sparsi tra Stati Uniti, Australia, Canada e Europa.

E anche l'Italia ha risposto all'appello ed è stata la prima in Europa: B.A.C.A. Italy nasce nel 2010 ed ha sedi operative a Cremona, Brescia, Mantova, Piacenza ed Imperia, Modena e sedi in via di sviluppo.

In America B.A.C.A. può operare creando un contatto diretto con il bambino e la sua famiglia: i membri sono avvisati dalle forze dell'ordine sulle situazioni di bambini minacciati da qualunque tipo di abuso. Quindi il gruppo contatta i ragazzi e fornisce loro un giubbotto dell'associazione ed i numeri di telefono dei membri più vicini: in caso di bisogno, garantisce una presenza fisica di bikers vicino . . .

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