Il Premio Nobel Per la Pace 2023 è stato assegnato a Narges Mohammadi, attivista iraniana detenuta nel carcere di Evin a Teheran. Reclusa senza aver commesso alcun reato, senza aver ricevuto alcuna imputazione di comportamento illegale, la sua vera colpa è quella di essere un’attivista dei diritti umani e della pace. 

Nargers Mohammadi, però, non è sola, attorno a lei, si stringono gli attivisti che lottano per le libertà e i diritti di tutti, in Iran e nel mondo. E il 6 ottobre, da Oslo, risuonano le parole “Donne, Vita, Libertà”, pronunciate dalla Presidente del Comitato norvegese per il Nobel Berit Reiss-Andersen, in lingua iraniana e poi in inglese.

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Il Comitato ha inteso sottolineare che l’assegnazione del premio a Mohammadi  è “prima di tutto un riconoscimento ad un intero movimento, in Iran  e nel mondo, insieme  alla sua leader indiscussa Mohammadi Nargers”.

Premio Nobel per la Pace: la motivazione

Il  riconoscimento del prestigioso premio all’attivista iraniana recita: “Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la pace 2023 a Narges Mohammadi per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e per la promozione dei diritti umani e della libertà per tutti”.

Mohammadi è conosciuta per il suo instancabile impegno nella difesa dei diritti delle donne iraniane e dei prigionieri politici, ha portato avanti con coraggio inchieste sugli omicidi perpetrati dal regime di Teheran nel 2019 durante le proteste del popolo iraniano. L’attivista è stata incarcerata diverse volte, ha subito torture, non riceve cure mediche.

Mohammadi  non si piega, la sua lotta contro ogni forma di oppressione oltrepassa la spessa coltre delle carceri e fa il giro del mondo attraverso le voci di mille altre donne e uomini della comunità internazionale. Durante le rivolte per la morte della giovane Mahsa Jina Amini – uccisa dalla “polizia morale” iraniana nel settembre del 2022 – l’attivista ha appoggiato i manifestanti organizzando azioni di solidarietà insieme agli altri detenuti. Le autorità penitenziarie hanno replicato inasprendo le restrizioni nei suoi confronti vietandole  di ricevere visite e telefonate.

Una e tante: voci coraggiose assieme al Nobel Mohammadi

L’attivista è riuscita anche a far pubblicare un suo articolo dal New York Times nel primo anniversario della morte della giovane Mahsa. Più ci rinchiudono, più diventiamo forti” è iI messaggio chiave tramite il quale Mohammadi ancora una volta raggiunge il mondo e lo sollecita all’impegno per la difesa dei diritti per tutti.

 Il mondo risponde,  e da una,  migliaia diventano le voci coraggiose accomunate dalle stesse sofferenze inflitte dai regimi illiberali. Un universo rigoglioso di personalità della società civile internazionale che, insieme a Mohammadi, viene implicitamente insignito del Premio Nobel per la Pace, secondo quanto sottolineato dal Comitato di Oslo 2023.

In tale universo si distingue la pacifista iraniana Shirin Ebadi, prima donna musulmana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2003 per il suo costante impegno a favore della causa femminile e i diritti di tutti. In qualità di Presidente del Centro per la Difesa dei Diritti Umani di Teheran, Ebadi ha svolto il suo attivismo in stretta collaborazione con Mohammadi.

La Diaspora iraniana nel mondo

A New York vive sotto scorta la giornalista Masih Alinejad, più volte minacciata di morte dal regime. In nome delle iraniane  “Donne, Vita,  libertà” gira il mondo per incontrare gli iraniani della diaspora – gli esiliati e i rifugiati – e con loro chiedere l’appoggio dei paesi  democratici alla causa dei diritti del popolo di Teheran.

In Italia Parisa Nazari , attivista della diaspora, incarna il volto dell’altro Iran, di quella società civile, progressista e istruita che ha il coraggio di dissociarsi dal potere teocratico di Teheran. Parisa racconta che la lotta femminile nel paese inizia già dal 1979 quando, all’indomani della rivoluzione degli Ayatollah si palesa subito il carattere oppressivo della Repubblica islamica.

Le donne, hanno reagito puntando alla loro istruzione fino all’università, nonostante le leggi liberticide e misogine vigenti nel loro paese. In tal modo sono riuscite, lentamente, a cambiare la mentalità degli uomini, tanto che oggi i ragazzi affiancano le ragazze nella loro lotta di liberazione. Si allarga così la platea di quanti sfidano, anche col sacrificio, la violenza della teocrazia iraniana.

Secondo l’opinione pubblica internazionale il Nobel per la Pace 2023 ha giustamente riacceso i riflettori sulla spinosa questione dei diritti umani del popolo di Teheran. Molti sono, anche, coloro che lanciano il monito di non relegare nell’ombra la grande sofferenza di tutte le donne oppresse, stuprate, infibulate, nei regimi illiberali o nei contesti di guerre attualmente attive.

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Lucia Muscetti

Laureata in Scienze Politiche, docente emerita in discipline giuridiche ed economiche presso i Licei di Scienze Umane. Leggo e approfondisco saggi sui diritti umani e di politica per scrivere e praticare l’arte del vivere bene insieme. Partecipo al laboratorio giornalistico di BuoneNotizie.it

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