La Commissione europea ha pubblicato di recente una comunicazione sui potenziali nuovi Stati membri. Il report si occupa di fare il punto della situazione sugli obiettivi raggiunti dai paesi candidati e raccomanda l’inizio dei negoziati in alcuni casi.

Progressi importanti sono stati fatti dall’Ucraina e dalla Moldavia. I recenti sviluppi geopolitici e le crisi degli ultimi anni hanno evidenziato la necessità di ragionare sui confini europei. L’adesione di nuovi Stati, a distanza di circa 10 anni, porta con sé prospettive incerte di rischi ma soprattutto di grandi opportunità.

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Il processo di adesione e i probabili nuovi Stati membri

Per aderire all’Unione europea bisogna seguire la procedura indicata nell’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea. Tale procedura è piuttosto complessa e a volta richiede diversi anni per concludersi. Nel 1993 il Consiglio europeo stabilì i c.d. criteri di Copenaghen, i quali rappresentano le condizioni che un paese candidato deve soddisfare per aderire. Quest’ultimi si suddividono in criteri giudici, politici ed economici in base al requisito specifico.

Dopo aver presentato la domanda di adesione, il potenziale Stato membro deve ricevere l’approvazione della domanda da parte delle principali istituzioni europee. I successivi passaggi consistono nell’attribuzione dello status di paese candidato e nei negoziati per stipulare l’Atto di adesione. Attualmente, i paesi ufficialmente candidati all’Unione europea sono: Albania, Bosnia-Erzegovina, Moldavia, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia e Ucraina. I paesi potenziali candidati – e che quindi non hanno ancora ricevuto lo status ufficiale – sono la Georgia e il Kosovo.

Secondo il documento, Albania e Macedonia del Nord hanno implementato la maggior parte delle azioni richieste necessarie all’adesione. Per quanto riguarda invece paesi come la Bosnia-Erzegovina e la Turchia, emerge che per tali Stati persistono ancora notevoli discrepanze tra i criteri da soddisfare. L’allegato illustra i principali risultati del Piano economico e di investimento per i Balcani occidentali, che mira a sostenere la crescita e la cooperazione regionale. Inoltre, presenta indicatori di terze parti relativi allo stato della democrazia e dati statistici su vari aspetti del processo di allargamento, come il numero di capitoli aperti e chiusi durante le negoziazioni.

L’allargamento dell’Unione europea nel tempo

L’Unione europea è nata da sei Stati membri fondatori nel 1951  con l’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Gli Stati fondatori che fecero il primo passo nella direzione dell’Unione sovranazionale furono: Belgio, Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Il primo allargamento avviene – dopo 15 anni – nel 1973 con la delibera del Consiglio delle Comunità europee che approva l’adesione di Regno Unito, Irlanda e Danimarca.

Nel 1979 ad Atene viene firmato in trattato di adesione della Grecia che aderisce ufficialmente due anni dopo. I paesi della penisola iberica, Spagna e Portogallo, ne entrano a far parte nel 1986. Il “quarto” allargamento avviene dopo quasi dieci anni con l’adesione di Austria, Svezia e Finlandia. Il più grande momento di adesione avviene nel 2004, quando dieci Stati candidati – Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia – vengono approvati contemporaneamente.

Stati membri dell'Unione europea e Stati candidati.

Stati membri dell’Unione europea e Stati candidati.

Le ultime adesioni avvengono nel 2007 con la Romania e la Bulgaria e nel 2013 con l’ultimo Stato membro ad essere entrato, e cioè la Croazia. Nel 2020 è avvenuto il recesso ufficiale del Regno Unito dall’Unione europea a seguito del referendum sulla “Brexit. In seguito al recesso, l’Unione europea conta – attualmente – 27 Stati membri. In relazione a ciò, se gli Stati con lo status di candidati dovessero aderire contemporaneamente nei prossimi anni, si arriverebbe a 35 Stati membri.

I progressi dei negoziati e le opportunità dell’espansione

Agli albori  dell’Unione europea, uno dei principali desideri dei padri fondatori era quello di creare un spazio comune dove valori come la pace, i diritti e la libertà fossero la normalità. Infatti, comma 1 dell’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea riporta: “L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli“. In relazione a questo, la principale motivazione legata all’adesione di nuovi Stati situati nella zona geografica europea è quella di ottenere benefici sia nei confronti dell’Unione europea che dello Stato stesso.

L’Unione europea ottiene innanzitutto vantaggi economici, dovuti all’integrazione di nuovi mercati. In termini geopolitici, allargare lo spazio dell’Unione europea permette di promuovere meglio la pace e la stabilità nei territori limitrofi. Quest’ultimo fattore costituisce però, allo stesso tempo, un rischio. Le principali preoccupazioni sono legate a eventuali escalation dovute all’adesione di nuovi Stati. Infatti, l’articolo 42 del TUE prevede una clausola di difesa reciproca tra gli Stati membri.

In conclusione, i principali progressi dei negoziati riguardano l’attribuzione dello status di paesi candidati all’Ucraina e la Moldavia e il continuo dei negoziati con l’Albania e la Macedonia del Nord. In questo contesto, i progressi fatti dall’Unione europea nei confronti del processo di allargamento appaiono molto importanti se considerate le crisi degli ultimi anni e la resilienza dell’Unione europea stessa.

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Giuseppe Palomba

Dottore politologo di matrice napoletana, attualmente studio relazioni internazionali alla Federico II e coltivo la mia ossessione verso l'Unione europea.

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