“Credo che noi dobbiamo fare di tutto per evitare una sconfitta dell’Ucraina, però con gli strumenti della pace”. È quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri vaticano mons. Gallagher lo scorso 26 marzo, in un’intervista rilasciata al Tg1. Colloquio avvenuto a pochi giorni di distanza dalla conversazione che papa Francesco ha avuto con la Radiotelevisione svizzera e che ha fatto molto discutere. Al centro delle polemiche sono finite alcune sue frasi, in cui, parlando del conflitto russo-ucraino, ha esortato ad avere il coraggio di negoziare.

Il mondo dell’informazione, tuttavia, ha premuto il pedale dell’acceleratore sul tasto della resa, a causa di un termine utilizzato dal Pontefice male interpretato (“bandiera bianca”), che però celava un ghiotto scoop da sfruttare nel migliore dei modi. Il che ci fa riflettere, ancora una volta, sull’esigenza di raccontare i fatti sulla base della realtà e non in vista del maggior numero di click raccolti. 

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Papa: Russia ed Ucraina abbiano il coraggio di negoziare

“… è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare”.  È stato in particolar modo quest’ultimo passaggio ad essere “incriminato” e a essere stato messo in straordinario risalto. Tanto da indurre il governo ucraino a convocare il nunzio apostolico a Kiev, per comunicargli la delusione delle autorità del Paese per le parole espresse dal Santo Padre.

Scelta seguita a ruota dal Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, il quale si è espresso in modo rispettoso ma fermo. “Il presidente Putin ha cominciato questa guerra e ha il potere di fermarla oggi. L’Ucraina non ce l’ha questa scelta. Arrendersi non è pace”. Posizione condivisa anche dagli Stati Uniti, da diverse autorità dell’Ue e dal cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Ciò è accaduto nonostante il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, sia intervenuto già qualche ora dopo l’intervista del Papa per ribadire il senso delle parole espresse dal Pontefice. “Il Papa usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato” (Ansa, 9 marzo 2024).

Dietro le parole del Papa su Ucraina e Russia vi sono gravi deficit dell’informazione

Cosa c’è allora dietro l’incredibile scalpore suscitato dalle parole del Papa (su Ucraina e Russia)? Un simile interrogativo, pur partendo dal caso in questione, ci permette di fare una riflessione ben più ampia. È anzitutto necessario osservare che l’attuale situazione di guerra di certo non contribuisce ad avere un approccio maggiormente ragionato su ciò che accade. Soprattutto quando in gioco vi sono temi come la libertà di un popolo aggredito.

Detto questo, il compito di una sana informazione dovrebbe essere proprio quello di apportare chiarezza e incentivare riflessione e spirito critico. Un giornalismo che intende essere costruttivo non può mancare di far notare che fermarsi a due termini (“bandiera bianca”), per sintetizzare un messaggio ben più ampio, costituisce un’operazione di marketing sicuramente intelligente, ma non fornisce una corretta informazione.

A maggior ragione, se viene omesso il contesto in cui sono state pronunciate le parole e ciò che ne è seguito immediatamente dopo. Il Guardian, ad esempio, ha scritto che “negoziare” equivale ad “arrendersi” (13 marzo 2024). Di diverso avviso, invece, Gian Guido Vecchi, che sul Corriere della Sera si limita semplicemente a ricordare che negoziare non equivale mai alla resa, nella visione del Pontefice (10 marzo 2024). Il che ci porta a fare una riflessione più ampia su quelle che sono le attuali sfide che insidiano il mondo del giornalismo.

Le sfide attuali del giornalismo

Se è vero che quest’ultimo ha dovuto da sempre confrontarsi con accuse di parzialità o di “essere al servizio di…”, con l’avvento del digitale, a tale sfida se ne sono aggiunte delle altre, tra le quali la più nociva è rappresentata dal fenomeno del clickbaiting (“adescamento dei click”).

Aprire le pagine dei quotidiani o delle riviste online con un roboante titolo non sempre (per essere buoni) rivela infatti l’esattezza della notizia. Tuttavia, sicuramente incentiva facilmente i “click” degli ignari lettori. Con la conseguenza assai nociva di influenzare il comportamento delle persone e di incidere nella realtà di tutti i giorni. Il giornalismo costruttivo non dimentica infatti che le notizie che vengono prodotte quotidianamente influenzano i modi di pensare e di vivere. Da tale consapevolezza scaturisce una missione da prendere sul serio, per non pagare conseguenze ben più rilevanti.

Fonte:

[1] Kiev convoca il nunzio apostolico dopo le parole del Papa sull’Ucraina

 

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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