Il nuovo decreto sicurezza, che contiene anche la discussa misura del fermo preventivo in occasione di manifestazioni pubbliche, è in vigore dallo scorso 25 febbraio. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri, divide l’opinione pubblica. C’è, infatti, chi teme per il futuro della democrazia a causa dell’introduzione di misure restrittive come il fermo preventivo e chi, invece, non si sente preoccupato.

Un’attenta lettura del decreto sicurezza ci può spingere a contenere gli allarmismi. Come vedremo, infatti, il legislatore ha previsto l’applicabilità della misura solo nei confronti delle persone violente, allo scopo di prevenirne l’offensività.

Sicurezza percepita e nuovo decreto: cosa dicono i sondaggi

I fatti di cronaca nera registrati nelle nostre città hanno accresciuto nella cittadinanza un senso di insicurezza. Basta rammentare, nei primi mesi del 2026, i violenti disordini scoppiati a Torino il 31 gennaio, l’omicidio di un capotreno presso lo scalo ferroviario di Bologna del 5 gennaio, nonché l’accoltellamento di uno studente, ucciso da un coetaneo, avvenuto a La Spezia il 16 gennaio.

Sulla sicurezza e sul nuovo decreto, peraltro, il report divulgato alla fine dello scorso gennaio da Ipsos, istituto specializzato in sondaggi, ci può aiutare a comprendere lo scenario di riferimento. Nel 2019, infatti, la percentuale di italiani interessati al tema della sicurezza era attestata al 22%, mentre nel 2026 ha raggiunto il 33%. Altro dato che fa riflettere è quello sull’aumento di coloro che ora, rispetto al passato, avvertono di più il timore di vivere nelle zone ove abitano. Nel 2016, infatti, il 60% di cittadini si sentiva parzialmente sicuro nei propri territori di residenza, percentuale scesa al 52% nel 2026.

Il sondaggio Ipsos, inoltre, individua tre principali cause dell’insicurezza: violenza giovanile (55%), immigrazione incontrollata (44%) e aumento della marginalità (27%).  In relazione alle responsabilità, invece, gli intervistati hanno puntato il dito su governo (36%), magistratura (36%), forze dell’ordine (28%) e Parlamento (26%).

I cittadini hanno anche espresso un giudizio sulle misure previste nel decreto in favore della sicurezza. Le iniziative su furti e rapine, infatti, sono state approvate dal 44% degli intervistati, sulle armi bianche dal 41%, sui centri per stranieri dal 39%. Non mancano, tuttavia, gli scettici che, a seconda delle singole misure adottate, oscillano tra il 30% e il 41% degli intervistati.

Le principali novità

Il decreto sicurezza consiste in un pacchetto di regole che, per il legislatore, potrebbero favorire la nostra sicurezza. Si tratta di più norme raccolte talune in un decreto-legge, altre in un disegno di legge. Il primo, contenente disposizioni su manifestazioni, armi, polizia giudiziaria e immigrazione, è già vigente poiché introdotto d’urgenza dal governo. Il disegno di legge, invece, verte su altri aspetti della sicurezza, come il disagio giovanile e l’organizzazione delle forze dell’ordine. La sua entrata in vigore richiederà tempo poiché il testo, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, andrà approvato dal Parlamento.

Tra i punti salienti del decreto-legge è prevista, sempre per incrementare la sicurezza, una stretta sulle armi bianche. Commette reato, infatti, chi esce da casa portando, ingiustificatamente, coltelli con lama superiore a otto centimetri. Per nessun motivo, invece, è possibile uscire con altri coltelli (a scatto, farfalla, doppio taglio, apribili con una sola mano o con lama pieghevole superiore a cinque centimetri). I genitori sono tenuti a rispondere, con una multa fino a mille euro, delle malefatte commesse dai figli minorenni.

Anche furti e rapine sono sanzionati più severamente. Tempi duri, quindi, per chi sottrae con destrezza mezzi di pagamento elettronici, come le carte di credito, nonché per coloro che assaltano banche, uffici postali e furgoni portavalori.

In tema di immigrazione, tutti gli stranieri da rimpatriare, compresi quelli detenuti, devono cooperare alla loro identificazione. Inoltre, il potenziamento dei centri per stranieri consentirà di contrastare meglio i trafficanti di esseri umani.

Il fermo preventivo riguarda solo i violenti

I dati del Viminale attestano che nei primi dieci mesi del 2025 si sono svolte 8.647 manifestazioni di rilievo, con 2.304 cortei dedicati alla pace, ove sono rimasti feriti 242 tutori dell’ordine pubblico. Questi ultimi, invece, sono stati 147 nel 2024, mentre 120 nel 2023. L’incremento dei feriti, perlopiù colpiti da sassi, fumogeni e altri esplosivi, ha spinto il governo a intervenire.

Il legislatore, quindi, ha introdotto il fermo preventivo, misura più avversata del decreto-legge: i suoi detrattori, infatti, la ritengono finalizzata a reprimere il dissenso e non, invece, a favorire la sicurezza. Dissenso che, tuttavia, per il Viminale risulta essere stato espresso da alcuni manifestanti anche tramite condotte violente. Comportamenti che, così, hanno messo a rischio l’incolumità non solo delle forze dell’ordine, ma anche degli altri partecipanti alle manifestazioni, nonché di coloro che vivono o lavorano nelle aree interessate dalle stesse.

Dall’analisi del decreto-legge traspare, comunque, una rassicurazione: le forze di polizia, il cui agire è comunque controllato dalla magistratura, possono fermare per 12 ore solo persone che, in passato, hanno tenuto condotte pericolose per la sicurezza. Il fermo, quindi, appare idoneo a intercettare esclusivamente le persone dall’indole violenta, prima che possano provocare disordini. Tale misura, pertanto, non limita chi vuole scendere in piazza pacificamente, con l’intenzione di manifestare il dissenso senza compromettere i diritti altrui.

Nuovo decreto sicurezza. Gruppo di persone che manifesta in strada gioiosamente (JPG).

Nuovo decreto sicurezza. Il fermo preventivo non ostacola chi protesta senza usare violenza (foto di Marcin Dampc da Pexels).

Isolare preventivamente le persone pericolose, quindi, potrebbe favorire sia la sicurezza che i promotori del dissenso pacifico. Questi ultimi, infatti, mal sopporterebbero che le finalità delle proprie proteste perdano credibilità, poiché svilite dalle condotte dei violenti.

In Italia, pertanto, la libertà di manifestare non è a rischio. Spetta a noi, ora, monitorare l’applicazione del decreto-legge, affinché sicurezza e democrazia possano coesistere nell’interesse di tutti.

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Paolo Maria Pomponio

Laureato in giurisprudenza, con Master in "Sicurezza, coordinamento interforze e cooperazione internazionale" e in "Comunicazione e media", ho lavorato nel privato e nel pubblico. Appassionato di calcio, che ho praticato, tendo all’ascolto e a un approccio alle cose con una visione d’insieme.

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