Le restrizioni legate al virus aprono un interrogativo molto attuale: sarà questo il futuro dell'arte?
Lo scorso 24 ottobre Billie Eilish ha tenuto un concerto in streaming che l’ha proiettata nello spazio, poi in fondo al mare e per finire su una panchina. Futuristici cambi di scena dovuti forse a effetti speciali di ultima generazione? No: la cantante ha dimostrato cosa può fare uno show musicale in streaming trasmesso in tutto il mondo.

Che sia stata proprio la musa della Generazione Z a farlo, non c’è da meravigliarsi: l'artista aveva già dato prova di non essere una star come tutte le altre. Ma il live Where do we go?, con il suo profetico titolo, interrogativo e provocatorio insieme, ha tracciato un solco tra l’esperienza musicale tradizionale e qualcosa di nuovo. Se durerà, lo scopriremo solo vivendo. Ma intanto abbiamo sperimentato come far sopravvivere alcune forme d’arte alla pandemia: e scusate se è poco.

Durante il lockdown dello scorso anno, abbiamo visto cosa può fare un artista durante una live sui social. Basti pensare agli esperimenti di visite guidate ai musei, come il tour virtuale degli Uffizi, le dirette improvvisate da casa di artisti musicali e dj (ma Facebook è corsa ai ripari, proibendone la condivisione) e persino il teatro. Billie Eilish ha solo alzato il livello, mostrando la potenza di fuoco della tecnologia contemporanea al servizio dell’infelice necessità del distanziamento sociale.

Muovendosi su un set tecnologicamente proiettato nel futuro, ha condotto gli spettatori collegati in streaming, per 36 dollari, in un viaggio . . .

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