Quest’estate molti entreranno in un museo per visitare una mostra. Non tutti immaginano che, dietro le esposizioni, si stia affermando anche un nuovo modo di intendere il ruolo dei musei. Non solo luoghi di espressione artistica, ma anche possibili alleati delle politiche di salute e benessere.

Con il Protocollo firmato il 5 febbraio 2026 dal Ministero della Cultura e dal Ministero della Salute, questa visione riceve riconoscimento istituzionale e prende forma in esperienze sempre più diffuse sul territorio.

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A sei mesi dall’avvio del Protocollo, vi raccontiamo come stanno andando i principali progetti che hanno unito la cultura del benessere con quella dell’arte.

Un’esigenza sociale supportata da dati scientifici

La misura nasce dalla convergenza di due esigenze. La prima è sociale, ampliare gli strumenti di prevenzione, promozione della salute e sostegno al benessere. Il Ministero sostiene le persone che affrontano patologie e fragilità psicologiche, ma allo stesso tempo promuove pratiche capaci di migliorare il benessere dell’intera popolazione, anche in un’ottica preventiva. La seconda esigenza è scientifica: verificare con criteri comuni l’efficacia delle esperienze già attive, promuovendo studi, sperimentazioni, formazione degli operatori e monitoraggio delle buone pratiche.

Le basi di questa scelta sono supportate da un crescente numero di evidenze. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e numerosi studi internazionali mostrano come la partecipazione ad attività artistiche e culturali possa contribuire al benessere fisico, mentale e relazionale.

In Italia, dove i più recenti dati ISTAT evidenziano una crescente attenzione ai temi della salute mentale e della prevenzione, il Protocollo rappresenta il tentativo di trasformare queste esperienze in una strategia nazionale.

Rafforzare la rete nel territorio

La misura non parte da zero. Negli ultimi anni, molte realtà hanno già sperimentato nuove forme di collaborazione.

A Roma, il progetto Art4ART del MAXXI e del Policlinico Gemelli integra l’esperienza artistica nei percorsi di cura oncologica. In Piemonte, l’ASL TO3 collabora con la Reggia di Venaria e il Castello di Rivoli nella sperimentazione della “prescrizione museale”. A Bologna, il Piano Strategico dei Musei Civici sviluppa la prescrizione culturale insieme ad AUSL e Regione Emilia-Romagna. A Milano, i musei civici partecipano al programma Milano Aiuta Estate, promosso dal Comune per contrastare solitudine e isolamento degli anziani attraverso visite guidate e attività culturali.

Il benessere sposa l’arte nei parchi archeologici di Paestum

In questo contesto si inserisce Il Benessere è un’opera d’arte, presentato a luglio dai Parchi archeologici di Paestum e Velia e tra i primi progetti a richiamare esplicitamente il Protocollo Cultura-Salute. Il programma crea una rete regionale tra musei, università e sistema sanitario attraverso “Musei in Salute”, sviluppato con ICOM Campania.

Prevede lezioni di Pilates immerse nel paesaggio archeologico con ”Il Respiro dei Templi”. Include inoltre attività che affiancano la pratica del Tai Ji Quan alla scoperta del patrimonio culturale. Completano il progetto percorsi rivolti soprattutto ai giovani, basati su storytelling, public speaking, confronto e consapevolezza.

«Questo progetto nasce proprio con l’ambizione di costruire, insieme ai nostri partner, un laboratorio territoriale permanente di welfare culturale che possa diventare un modello replicabile anche in altre realtà», ha dichiarato la direttrice del Parco, Tiziana D’Angelo.

La sfida: mettere a sistema il modello

La vera sfida è trasformare questa visione in una politica strutturale. Molti aspetti operativi restano da chiarire: chi potrà proporre o prescrivere un’attività culturale, quali percorsi saranno riconosciuti, come verranno valutati i risultati e con quali risorse saranno sostenuti.

Ma la sfida sarà anche culturale: perché il cambiamento non dipenderà soltanto dalle istituzioni, ma dalla capacità delle persone di riconoscere nella cultura una risorsa per il proprio benessere e partecipare sempre più attivamente.

Forse il cambiamento più importante non riguarda solo i musei, ma il modo in cui guardiamo alla cultura. Non più soltanto come patrimonio da conservare o intrattenimento da consumare, bensì come una possibile risorsa per vivere meglio.

Sarà l’attuazione del Protocollo a mostrare se questa collaborazione riuscirà a diventare una politica pubblica diffusa e non soltanto una somma di buone pratiche locali.

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Livia Landini

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