Banche: commissioni annullate se si va in rosso

By 8 Maggio 2012 Economia, risparmio

Il rapporto tra consumatori italiani e banche si fa via via più solido. La maggior parte dei consumatori, infatti, affida il proprio denaro a strumenti bancari come conti correnti, conti deposito e così via. Il conto corrente, però, non c’è dubbio, è il prodotto più diffuso, grazie alla sua semplicità di utilizzo e alle numerose operazione che consente di effettuare: dall’invio e ricezione di bonifici all’accredito dello stipendio o della pensione.
La gestione semplice e metodica dei propri risparmi, unita alla sicurezza che l’appoggio dell’ente di credito garantisce, all’esenzione dal bollo per i conti correnti dal deposito contenuto e alle nuove agevolazioni rivolte alle persone anziane, contribuiscono quindi a rendere questo strumento estremamente appetibile per molti risparmiatori.
Nel qual caso, inoltre, un prodotto non si riveli soddisfacente a causa di un imprevisto aumento delle spese, può essere conveniente cambiare istituto di credito, senza per questo perdere le comodità e i servizi legati a questo specifico strumento.

Negli ultimi mesi, però, i conti correnti sono stati oggetto di grossi dibattiti e soprattutto di grosse novità: l’ultima in ordine tempo è l’annullamento delle commissioni di scoperto per i correntisti che vanno in rosso di massimo 500 euro, per non più di 7 giorni consecutivi. Si tratta di un emendamento al Decreto sulle commissioni bancarie presentato nei giorni scorsi dai due relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), che ha ricevuto l’approvazione del Senato.
Questo nuovo provvedimento stabilisce che la commissione di istruttoria veloce non dovrà essere applicata alle famiglie e ai clienti titolari di conto corrente nel caso in cui vadano in rosso per un importo pari o inferiore ai 500 euro. Viene precisato però che, per essere esenti dalle commissioni, lo scoperto non dovrà superare i sette giorni consecutivi nell’arco di un trimestre bancario.
Sembra che in questo modo abbiano trovato una conclusione tutte le discussioni che si erano accese nei mesi scorsi attorno alle commissioni bancarie. Un emendamento al Decreto legge sulle liberalizzazioni aveva, infatti, stabilito la nullità di tutte le clausole che prevedevano commissioni sulle linee di credito, provocando la rivolta dell’Associazione bancaria italiana (Abi).
In seguito alle minacce di dimissioni dei vertici dell’Abi è intervenuto il decreto 29 del 2012, che ha fatto “dietrofront” concedendo alle banche la possibilità di applicare commissioni, purché non vadano contro le disposizioni adottate dal Cicr (il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio), che ha fissato a 0,5% il tetto massimo per queste commissioni.
Il nuovo emendamento al decreto stabilisce ora una deroga per i correntisti che si trovano in difficoltà, abolendo le commissioni sugli scoperti bancari di piccola entità.
Quando si decide di aprire un conto corrente, quindi, è bene informarsi e decidere se convenga optare per un conto “affidato”, ossia con un fido ad esso connesso, oppure per uno senza fido.
Il fido conviene se si è certi di andare in rosso sul conto periodicamente, più volte in un trimestre e per più di 100 euro. Per ogni trimestre si pagherà lo 0,5% del fido (per 1.000 euro di fido sono 5 euro a trimestre, quindi 20 all’anno). Senza fido, per uno scoperto di 500 euro con durata 15 giorni, la spesa da pagare è compresa tra i 5 e i 200 euro.
Se si va in rosso senza avere un fido, la banca può applicare una “commissione di istruttoria veloce (Civ)” che deve essere giustificata dai costi che ha sopportato per valutare l’affidabilità del cliente che va in rosso a cui concede un credito istantaneo. E dunque potrà essere applicata solo se la banca dimostra di averla fatta. Solo sette banche hanno deciso di non chiedere nessuna commissione in caso di scoperto senza fido: Barclays, Che Banca!, Creval, Fineco, Ing Direct, Intesa SanPaolo e Iwbank. Per le altre, il balzello oscilla tra i 5 euro della Bcc di Roma agli 80 euro del Monte dei Paschi di Siena.
Non conviene di sicuro avere un conto con fido se si va in rosso raramente, per cifre piccole e durate brevi.

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