Banda larga: in Italia c'è molto da fare, ma le aziende investono

di 15 Dicembre 2013Consumi, Economia

La nostra società è costantemente connessa: connettiamo parole, immagini, dati, esperienze e lo facciamo aiutati dalla tecnologia mobile dei nostri cellulari e dagli operatori telefonici, ma soprattutto grazie alle offerte di telefonia che consentono di chiamare e navigare a prezzi sempre più contenuti.
Trovare l’offerta più vantaggiosa non è difficile: è sufficiente confrontare le offerte Vodafone, con quelle di Tre, Tim o altri operatori per farsi un’idea chiara dei prezzi e dei pacchetti alla portata delle tasche di tutti.
Inoltre, praticamente ogni piano tariffario ora include anche la connessione ad internt e tutti abbiamo la possibilità di navigare in rete e di svolgere le operazioni più diverse, che siano guardare un film o scaricare dei documenti da un’applicazione in cloud computing.

La possibilità di farlo velocemente, però non è ancora per tutti in quanto, nonostante si sia parlato di avviare i lavori per la realizzazione di strutture che supportino la banda ultra larga, in Italia la diffusione della banda larga non è omogenea e molte zone del territorio nazionale sono ancora scoperte: questo ovviamente vale soprattutto per le reti fisse.
Questo fatto è confermato dal Rapporto su Reti & Servizi di Nuova Generazione 2013 condotto da I-Com, l’Istituto per la competitività, che ha fatto sapere come l’Italia sia indietro rispetto agli altri paesi europei nella diffusione e nell’utilizzo della banda larga.
La buona notizia è che però la banda larga mobile ha una diffusione addirittura superiore alla media europea con un 14% rispetto al 9% dell’UE.

Di lavoro però ancora bisogna farne e per capire come muoversi bisogna partire da cosa funziona poco. Prima di tutto il digital divide delle competenze: pare che siano ancora pochi gli italiani che accedono regolarmente ad internet (poco più del 50% contro una media europea del 72%), differenza che viene confermata per esempio, dall’uso dell’e-commerce che nel nostro paese rimane al 7% contro il 44% della media europea. Un altro motivo risiede sicuramente nel digital divide degli accessi: non tutti gli italiani, infatti, possono connettersi alla banda larga poiché il loro territorio non è coperto dall’infrastruttura tecnologica di riferimento. Mancano le connessioni ad internet a 30Mbps, che sono allo 0,1% rispetto al 15% europeo. Per non parlare della diffusione dell’infrastruttura in fibra ottica: in Italia solo il 2% delle connessioni sfruttano questa tecnologia, per un totale di 2,6 milioni di abitazioni connesse.
Il Paese però non si arresta e le telco italiane continuano ad investire nel settore: tra il 2008 e il 2012 i cinque operatori nazionali hanno investito quasi 7 miliardi di euro all’anno, per un totale di quasi 35 miliardi, per lo sviluppo di servizi e reti di nuova generazione e i ricavi in quel periodo, sono aumentati del 2%, passando dal 14,5% al 16,7%. Anche il mobile payment sembra procedere senza problemi ancora di più con l’arrivo delle nuove tecnologie NFC che permettono i pagamenti in modalità contactless e con il mobile ticketing, che incontrano sempre più l’approvazione degli utenti.

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