Il governo Meloni ha da poco deciso di rialzare l’Iva sui prodotti igienico-sanitari femminili al 10% aumentando di nuovo la Tampon Tax. Ma questa non è una novità. Basta camminare per le corsie di un supermercato per rendersi conto di come i prodotti destinati alle donne abbiano prezzi più alti rispetto agli altri.

La cosiddetta Pink Tax è una tassa invisibile ma con un impatto non banale. Nel corso degli anni la questione legata alla tassazione di questi prodotti è stata dibattuta in molti paesi. Cosa si sta facendo per contrastare questo fenomeno?

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Cos’è la Pink Tax?

La Pink Tax, o tassa rosa, è un sovrapprezzo che riguarda molti prodotti femminili. Come il rasoio, il deodorante, lo shampoo e molto altro. Una tassa invisibile ma che ha un grosso impatto sulla spesa finale e che rappresenta una disuguaglianza basata sul sesso.

Grazie all’utilizzo del marketing, ad esempio usando packaging più accattivanti, le donne vengono invogliate all’acquisto di questi prodotti. Sostenendo così un costo maggiore per i propri acquisti, con l’aggravante del gender pay gap che ancora oggi è una problematica evidente.

Per fare un esempio di queste differenze basti pensare ai rasoi. Il rasoio realizzato per le donne, con l’impugnatura rosa, costa di più rispetto a un normale rasoio “per uomo” meno estetico. I due prodotti hanno la stessa finalità, le stesse caratteristiche ma i prezzi sono diversi. In base alla Pink Tax, quindi, le donne pagano di più degli uomini per gli stessi prodotti.

La Tampon Tax in Italia

Tra queste tassazioni c’è anche la Tampon Tax, cioè la tassa applicata su assorbenti e prodotti per l’igiene femminile. In questo caso è la stessa tassa che viene applicata a tutti i beni di lusso, in Italia. Ad esempio, il governo Meloni ha da poco deciso di rialzare l’Iva sui prodotti igienico-sanitari femminili, dal 5 al 10% e i prodotti per la prima infanzia al 22% dal primo gennaio 2024. Tornando così indietro dopo i vari passi in avanti fatti nello scorso anno.

Il ciclo mestruale continua a costare per le donne, sempre di più. Gli assorbenti e i prodotti simili non vengono considerati beni di prima necessità in Italia. E le varie proposte avanzate finora non sono riuscite a cancellare questa tassazione. Per compensare, il governo nella Legge di Bilancio 2024 ha introdotto molti aiuti, soprattutto per le famiglie. I così detti bonus contro il caro vita, come la carta risparmio spesa e l’assegno unico per i figli.

Nel nostro paese ci sono alcune iniziative, portate avanti dalle donne, per sopperire alle mancanze istituzionali. Come le Tampon Box, comparse in molti bagni di scuole e università, dove chi può lascia un assorbente e chi ne ha bisogno ne prende uno. Inoltre, ci sono varie alternative agli assorbenti, per avere un risparmio economico (e anche ambientale). Come la coppetta o la spugna mestruale, che aiutano anche a ridurre drasticamente i consumi di plastica. Oppure gli slip assorbenti e gli assorbenti lavabili e riutilizzabili, anche per diversi anni.

Un altro modo per cercare di attenuare questo fenomeno, è la comparazione dei prezzi. E studiare la loro variazione nel corso del tempo. Secondo Antonio Pilello, responsabile comunicazione di Idealo Italia “le donne, in particolare, devono prestare più attenzione poiché a fluttuazione media dei prodotti a loro dedicati è pari al 49,6% mentre quella dei prodotti maschili è in media del 33%. Le fluttuazioni, quindi, possono annullare completamente gli effetti della Pink Tax, permettendo alle consumatrici di risparmiare”.

Pink Tax e Tampon Tax

Immagine di Freepik

Cosa sta facendo L’Europa

Per il Parlamento Europeo la Pink Tax, così come la Tampon Tax, sono una questione di parità di genere che viene prima di quella economica. È vero, l’inflazione ha causato non pochi aumenti dei prezzi in qualsiasi settore. Le logiche di mercato dei vari paesi europei sono differenti, alcuni infatti le hanno abbattute. In Europa, dal 2006, esiste una direttiva che consente ai Paesi membri di ridurre l’Iva al 5% su questi beni. Che è poi stata modificata nel 2022, dando il margine di manovra ai vari Stati per rimuovere totalmente questa tassa.

Il Regno Unito e la Scozia, ad esempio, hanno reso gratuiti gli assorbenti nelle scuole e negli edifici pubblici. In Irlanda, già prima della direttiva, la tassazione era allo 0%. Francia, Belgio, Olanda e Portogallo hanno portato la tassazione fra il 5 e il 7%. Anche la Catalogna rivolge lo sguardo verso la povertà mestruale e l’impatto ambientale. Dal 2024, infatti, verranno distribuiti gratuitamente i prodotti igienici riutilizzabili. Molti Paesi non facenti parte dell’EU hanno messo in atto leggi contro la period poverty, come la Nuova Zelanda.

In Germania la tassazione è passata dal 19% al 7%, grazie ad una sommossa popolare e a un’iniziativa efficace. Sul mercato era stato lanciato The tampon book, per combattere tabù e pregiudizi. All’interno del libro, prodotto da The Female Company, c’erano anche 15 tampax. La cosa ha avuto molto successo e nella nazione si è parlato sempre di più del tema tanto che il governo ha deciso di abbassare anche l’iva.

La mestrual inequity è una problematica che bisogna abbattere per ottenere la parità di genere. La cancellazione della Tampon Tax agevolerebbe le donne che appartengono a classi economiche più svantaggiate nell’acquisto di prodotti essenziali. Grazie ai passi avanti fatti in Europa, questo è possibile per non compromettere la qualità di vita di molte donne e continuare il lungo percorso verso la parità.

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Eva Ricevuto

Laureata in Arti Tecnologiche e appassionata di cinema, femminismo e sostenibilità. Sono un'aspirante giornalista pubblicista e cinematografica. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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