Gender Pay Gap, anche nella retribuzione c’è una discriminazione di genere. Il divario salariale fra uomini e donne è un problema a livello globale. All’interno dell’Unione Europea questa differenza varia molto, ma in tutti i Paesi le donne guadagnano meno degli uomini.

Quali sono i principali fattori che causano questo divario? Si sta facendo qualcosa al riguardo? La nuova direttiva Europea ha come intento quello di combattere queste discriminazioni.

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Siamo davvero tutti uguali?

Pochi sanno che cosa sia il Gender Pay Gap. Spesso proprio le donne non sono a conoscenza di questa differenza e pensano di non far parte di questo problema. Ma di cosa si tratta effettivamente? Si tratta del divario che c’è nella paga tra uomini e donne. La retribuzione delle donne è più bassa di quella degli uomini a parità di competenze, preparazione e mansione. Questo succede indicativamente in tutto il mondo, ma se ne parla poco. Ancora oggi nessun Paese ha raggiunto l’uguaglianza di genere a tal proposito, a prescindere dal tipo di sviluppo ed economia che lo caratterizzano.

Storicamente i lavori considerati “femminili” sono sempre stati lavori retribuiti poco e con pochi benefici, rispetto a quelli degli uomini. Oltre alla differenza di salario, infatti, vengono prese in considerazione i mercati del lavoro a cui uomini e donne si approcciano, che sono molto differenti. Queste discriminazioni soffocano troppe opportunità, sprecano il talento di molte donne e non fanno altro che alimentare tensioni e disuguaglianze sociali.

Il divario salariale in Europa e in Italia

Il divario salariale cambia da Paese a Paese. Bisogna prendere in considerazione tanti fattori, ad esempio in alcuni Paesi poche donne lavorano, in altri svolgono per la maggior parte lavori part-time oppure un numero ristretto di professioni. In linea di massima, però, in Europa le donne guadagnano mediamente il 13% in meno rispetto agli uomini. Dato che non è cambiato negli ultimi 10 anni. In Italia ci sono molte più donne laureate che uomini, eppure le donne guadagnano il 5% in meno all’ora. Queste penalizzazioni aumentano nel caso in cui ci sia un’interruzione di carriera o dopo la maternità.

Infatti, ancora oggi, la maggior parte delle necessità familiari ricadono sulle donne, questo le porta ad accettare più facilmente lavori part-time. Queste responsabilità familiari le portano spesso ad interruzioni di carriera, che porta ad accumulare meno esperienza e la perdita di molte opportunità. Il Gender Pay Gap non riguarda solo la vita lavorativa, arriva anche oltre, infatti espone le donne a un rischio maggiore di povertà e a delle pensioni minori. Con meno anni di contributi e con le retribuzioni più basse, purtroppo, questa è una conseguenza ovvia.

Divario salariale tra uomini e donne: l'invisibile disuguaglianza

Immagine di Freepik

Verso una parità retributiva

L’UE ha introdotto una nuova direttiva, la numero 970, che prevede il divieto del segreto salariale e dovrà essere recepita negli ordinamenti nazionali entro giugno 2026. Così i lavoratori potranno conoscere gli stipendi dei loro colleghi. Ma sarà davvero efficace per abbattere le discriminazioni? L’intento è proprio quello. La direttiva, applicata ai datori di lavoro sia nel pubblico che nel privato, stabilisce che i lavoratori abbiano informazioni chiare sui livelli retributivi. E che non ci siano clausole che impediscano di divulgare queste informazioni.

Inoltre, se i lavoratori e le lavoratrici hanno subito una discriminazione salariale immotivata possono anche richiedere un risarcimento che comprende “il recupero integrale delle retribuzioni arretrate e dei relativi bonus o pagamenti in natura, il risarcimento per le opportunità perse, il danno immateriale, i danni causati da altri fattori pertinenti che possono includere la discriminazione intersezionale, nonché gli interessi di mora”. I datori di lavoro dovranno dimostrare di non aver violato nessuna norma europea sul Gender Pay Gap. Già dalla selezione di nuovi dipendenti dovrà applicarsi questa nuova direttiva, facendo in modo che le offerte siano neutre dal punto di viste di genere e che le procedure di assunzione non siano condotte in modo discriminatorio.

Questo è sicuramente un passo avanti e un ottimo aiuto nella lotta alla discriminazione di genere. Oltre la realizzazione di norme internazionali, ci sono altre cose che potrebbero essere attenzionate nell’ambito lavorativo. Riconoscere e retribuire il lavoro di cura e domestico sarebbe un grande passo in avanti, ad esempio. Il divario salariale di genere è il risultato di molti fattori non solo economici ma anche sociali, per abbattere queste barriere, quindi, bisognerebbe partire da un cambiamento culturale, attraverso azioni di sensibilizzazione.

Ad esempio, dato che le donne devono spesso farsi carico delle responsabilità familiari, potrebbero essere attuate delle politiche lavorative per conciliare queste necessità, come lo smart working o forme di lavoro più flessibili.  L’introduzione di congedi parentali anche per gli uomini, oltre che per le donne, è un ottimo per promuovere la parità e l’occupazione femminile.
Aumentare gli sforzi per permettere l’accesso alle donne a posti di lavoro dignitosi, all’alta formazione tecnica e scientifica, rappresenta non solo un impegno morale ma anche grossa opportunità per promuovere e raggiungere un futuro più inclusivo.

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Eva Ricevuto

Laureata in Arti Tecnologiche e appassionata di cinema, femminismo e sostenibilità. Sono un'aspirante giornalista pubblicista e cinematografica. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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