Crisi e occupazione: cresce illavoro femminile

di 8 Aprile 2009Lavoro

Le statistiche europee su mercato del lavoro e occupazione ci dicono che siamo ancora lontani dagli standard europei rispetto all’occupazione femminile, continuando a posizionarci in fondo alla classifica. Le ultime rilevazioni ISTAT, invece, ci mostrano che uno degli effetti della crisi è dato dall’inaspettato incremento del lavoro femminile. Ma lasciamo parlare i dati: il tasso di occupazione maschile (la popolazione tra i 15 e i 64 anni) registra una diminuzione su base annua dello 0,8% mentre quello femminile cresce dello 0,3%. Incremento significativo, visti i tempi, che apre scenari inediti.
Infatti, considerando la struttura sociale italiana, uno dei Paesi con il maggior numero di anziani al mondo, la domanda arriva soprattutto dai servizi di cura ed assistenza. Con la conseguenza immediata che, in caso di perdita del lavoro del marito, è la donna ad assumere il ruolo di capofamiglia.

Federcasalinghe stima in 100mila i posti di lavoro per le badanti italiane. La forte richiesta in questo settore, inoltre, permette alle donne licenziate di “riciclarsi” con più facilità rispetto agli uomini, frequentando i corsi specifici.
Altro segno dei tempi è la presenza sempre più numerosa di iscritte italiane a tali corsi, un tempo frequentati quasi esclusivamente da extracomunitarie (in prevalenza donne, ma non solo).

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Altre novità riguardano l’aumento (+2,4%) del part time che interessa le sole donne, e le richieste di cassa integrazione che, per la componente femminile, registrano addirittura un decremento: dal 57,5% del totale richieste del 2007, si passa al 55,2% del 2008.

Questo significa, forse, che tra gli aspetti della crisi, che potremmo definire positivi, ci sarà la possibilità per le donne italiane di scalare la classifica dell’occupazione in Europa. O, addirittura, che il lavoro cominci, finalmente, a parlare al femminile.

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