CEI e Intesa Sanpaolo in campo per il microcredito

di 19 Luglio 2009Lavoro

Dopo l’annuncio dell’arrivo anche in Italia, entro la fine del 2009, dell’iniziativa di microcredito ideata da Yunus, banchiere ed economista bengalese e Nobel per pace 2006, si sono moltiplicati gli interventi di erogazione di microprestiti a tasso agevolato alle famiglie in difficoltà. Sarà operativo da settembre quello ideato dalla CEI
(Conferenza Episcopale Italiana) grazie al fondo straordinario di garanzia stipulato con Abi e Intesa Sanpaolo.
Banca Prossima – del gruppo Intesa Sanpaolo – sarà il gestore presso il quale verrà depositato il fondo di garanzia che permette l’erogazione di microprestiti fino a 6mila euro da restituire entro cinque anni. Il tasso massimo sarà del 4,5% e, dato rilevante, il rimborso parte solo un anno o due dopo l’erogazione.

Innovativo l’approccio previsto. Saranno le parrocchie e la Caritas ad indicare le famiglie in difficoltà e, non essendo un intervento meramente assistenziale – che nei fatti non cambierebbe il futuro dei destinatari – il prestito prevede un piano di reinserimento al lavoro o di microimprenditorialità.
La novità più interessante è rappresentata dall’introduzione della figura dei volontari “Vobis” (Volontari Bancari per le Iniziative nel Sociale) che diventeranno una sorta di tutor delle famiglie, supportandole nella gestione del prestito.
La somma, infatti, viene erogata non in un’unica soluzione ma in tranche bimestrali da mille euro.

Il monitoraggio della spesa, effettuato da Banca Prossima insieme ai volontari del “Vobis” è un altro elemento di spicco. L’iniziativa mira a superare la tradizionale indagine bancaria sui requisiti di solvibilità del richiedente, spesso del tutto inadeguata ai reali bisogni, introducendo il concetto di “certificazione di reputazione individuale”.

Questo approccio, unito al disegno complessivo che, come già detto, include un progetto di reinserimento lavorativo o di microimprenditorialità, permette di guardare con grande fiducia al futuro del ”Prestito della speranza”.

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  • PaoloG58 ha detto:

    Certamente è meglo di niente.Il problema fondamentale resta quello di trovare una occupazione, oltretutto duratura, io ad esempio ho perso il lavoro a 48 anni,per tre anni ho fatto l’agete di commercio, con tanta volontà, determinazione ed impegno con il risultato che ho consumato quasi 30 anni di T.F.R. per poi dover cercare un lavoro dipendente, che fortunatamente ho trovato, all’età di 51 anni.Questo lavoro però è a tempo determinato, con scarse possibilità di rinnovo alla scadenza, cosa pensare?Sto cercando per mare e per monti una occupazione differente dalla attuale, l’età anagrafica però mi impedisce di essere preso in considerazione, perchè le convenienze delle varie agenzie per il lavoro e le varie aziende non guardano con interesse lavoratori di questa età, indipendentemente dalla affidabilità, professionalità ecc.Quindi,per concludere, ben venga questo tipo di aiuto dove c’è una situazione veramente disperata, perchè di disperazione si deve parlare, la soluzione però deve altresì arrivare da altre istituzioni che devono aprire la possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro delle persone che a 40-50 anni sono nuovamente chiamate a iniziare una nuova giovinezza lavorativa.

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