Un giornalismo costruttivo per cambiare l’informazione

di 29 Maggio 2018Editoriali
[:it]Circa 17 anni fa iniziava per me un’avventura e non me ne stavo nemmeno rendendo conto. Appena 26enne, frustrato dalla mole di notizie negative che imperavano su giornali e tv, decisi di fare un’esperimento senza alcuna particolare ambizione, se non il desiderio di dare il mio piccolo contributo alla nostra società. Nacque così BuoneNotizie.net, con l’aiuto di un paio di amici, che nel 2002 fu spostato sul .it.

Fu l’inizio di un percorso fatto di alti e di bassi, successi e insoddisfazioni, sotto al quale stava però l’intuizione e il desiderio che, prima o poi, il modo di fare informazione sarebbe dovuto cambiare. Da questa considerazione deriva la tenacia, fino alla testardaggine, di continuare a sperimentare e portare avanti questo lavoro fino ad oggi.

Ma cosa è cambiato rispetto a 17 anni fa? Nel 2008, grazie a studi di psicologia positiva applicata al giornalismo da parte di due ricercatrici, viene coniata la definizione di “giornalismo costruttivo“, ovvero un approccio che ha lo scopo di innovare il mondo dell’informazione attraverso lo sviluppo di metodi e parametri che portino i giornalisti ad inserire all’interno della normale attività redazionale aspetti più positivo-propositivi e maggiormente focalizzati sulle soluzioni, piuttosto che sui problemi.

E’ stato l’inizio di un cambio di rotta che, a 10 anni di distanza, è già stato adottato con successo (ovvero la riconquista della fiducia dei lettori, e quindi dell’audience, e di conseguenza dei ricavi) da colossi editoriali oltreconfine come il New York Times, The Economist, Huffington Post, The Guardian, solo per citarne alcuni.

I Paesi che sono riusciti ad avvantaggiarsi in questi anni, ovvero Stati Uniti e Nord Europa, ora fanno scuola. L’Italia, si sa, è sempre un po’ indietro: parlare qui di giornalismo costruttivo solo 4 anni fa, dopo essere stato a Londra con alcuni giornalisti di BuoneNotizie.it ad approfondire questo nuovo approccio, attirava nient’altro che scetticismo e incomprensione.

Sono stati anni di solitudine, come testimonia anche Assunta Corbo in un suo post su Facebook, una delle pochissime voci ad aver toccato l’argomento, attraverso il suo blog That’s Good News. Questa solitudine è finalmente finita, poiché proprio insieme ad Assunta abbiamo dato vita all’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, che vuole diventarne il punto di riferimento in Italia.

Occuparsi infatti solo di buone notizie significa essere su un treno già passato, già visto, già sperimentato, che è stato certamente un passaggio fondamentale, e che personalmente non rinnego, oggi evolutosi nel più completo, rigoroso, efficace giornalismo costruttivo.

Gli obiettivi dell’Associazione sono molto ambiziosi, e ve li sveleremo poco per volta. Avremo bisogno del più grande supporto da parte di tutti: addetti ai media e consumatori. Noi ce la metteremo tutta!

[maxbutton id=”1″ url=”https://www.giornalismocostruttivo.com/associati/” text=”Credici con noi!” ]

 [:en]About 17 years ago, I started an important adventure but was not totally aware of it. When I was just 26 years old, frustrated by the negative news spread by newspapers and newscasts, I decided to make an attempt, without any particular ambition except for the desire to contribute to the well-being of our society. This is how BuoneNotizie.net was established, thanks to the help of some friends of mine, which in 2002 became BuoneNotizie.it.

Initially, this project was a series of highs and lows, successes and disappointments, but it strongly relied on the awareness that information was destined to change sooner or later. This belief, which turned into resolution and even stubbornness, enabled this experiment to continue until today.

But what has changed compared to 17 years ago? In 2008, thanks to a study on positive psychology applied to journalism carried out by two researchers, the definition of “constructive journalism” was formulated, i.e. an approach that aims at innovating the world of information through the development of methods and parameters that help journalists introduce more positive-proactive and solution-oriented aspects into their professional activity, rather than simply focusing on problems.

It was a turning point whose potential has been successfully applied 10 years later by major international editors like The New York Times, The Economist, The Huffington Post, The Guardian, which could thus regain the trust of their readers, with a positive impact also on their revenues.

The leading Countries in this field are the United States and Northern Europe, which have now set the benchmark. Italy, unfortunately, is always bringing up the rear: here, 4 years ago, I started talking about constructive journalism, after having spent some time in London with some journalists of BuoneNotizie.it to learn more about this new approach, but the only reactions were scepticism and misunderstanding.

Those years were marked by the utmost isolation, as Assunta Corbo wrote in a post on Facebook, one of the few people who began dealing with this topic in her blog called That’s Good News. Finally, that isolation is over, precisely thanks to the establishment of the Italian Association of Constructive Journalism together with Assunta, which acts as a point of reference in Italy.

In fact, the focus on good news is not new: an attempt has already been made; certainly, it was a crucial step that I do not deny, but today it has evolved into a more complete, rigorous, effective constructive journalism.

The targets of the Association are very challenging and will be gradually revealed. We will need the support of everyone, from media to consumers. We’ll try hard!

[maxbutton id=”1″ url=”https://www.giornalismocostruttivo.com/associati/” text=”Credici con noi!” ][:]
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