Lo dico da tempo: il giornalismo di oggi ha bisogno di più buone notizie, di più formazione, di un approccio più costruttivo e di un’opportunità per i giornalisti di oggi e di domani di continuare a svolgere la propria professione senza scadere in inutili allarmismi e in facili sensazionalismi.
Nei giorni scorsi, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti (OdG), Carlo Bartoli, ha nuovamente invocato la riforma della legge sulla professione giornalistica “per la sopravvivenza della categoria”, chiedendo al governo di attuarla prima della fine della legislatura.
Una riforma che attende da decenni (la legge tuttora in vigore è la n.69 del 1963, quando non c’era ancora nemmeno la tv a colori) e che è stata formulata in una serie di bozze diverse, per ciascun triennio di governo dell’OdG, ultima delle quali risalente al 2024.
La riforma chiede modifiche sostanziali ad aspetti che chiediamo da tempo anche noi di BuoneNotizie, prima fra tutte la formazione obbligatoria anche per gli aspiranti giornalisti pubblicisti (un elenco dell’albo, diviso in professionisti e pubblicisti, che compone circa l’80% dell’intera categoria professionale).
Una formazione che deve includere, per le nuove generazioni di giornalisti, anche le competenze per un approccio più costruttivo e meno sensazionalista delle notizie.
Lo dico da tempo (puoi vedere in questo video qui sotto il mio appello al sottosegretario al Dipartimento Editoria e Informazione, Vito Crimi, durante gli Stati Generali dell’Informazione del 2019, in occasione dell’ennesima riforma, poi naufragata).
Per questo, ho colto l’occasione di questo appello per scrivere a Carlo Bartoli (lo abbiamo intervistato qui), anche lui sostenitore di un giornalismo più costruttivo, e fargli sapere che dal 2020 abbiamo ideato un percorso formativo per gli aspiranti giornalisti pubblicisti, affinché acquisiscano le competenze fondamentali che spesso ancora mancano, non essendo la formazione ancora obbligatoria per loro.
Oggi siamo impotenti di fronte al sensazionalismo e all’allarmismo che impera nei mass media, generando sfiducia, frustrazione, rabbia, per tutte quelle notizie che ci descrivono solo la parte peggiore del mondo, che è una fetta piccolissima (inferiore all’1%) rispetto a tutto ciò che accade.
Noi abbiamo reagito, creando questa testata nel 2001, premiata con il Premio dei Premi dalla Presidenza della Repubblica, da Apple, dal Sole24ORE, e non solo, e avviando nel 2020 un programma formativo unico nel suo genere e che anticipa le richieste della proposta di riforma.
Ma non è tutto, dal 2018 facciamo formazione anche a chi è già giornalista. Perché di buone notizie ce n’è bisogno, eccome, e ne abbiamo bisogno anche oggi.
Per cui vi lascio con le ultime buone notizie della settimana e approfitto per augurarvi una serena Pasqua!