Chiosco anti-racket adottato dagli studenti

di 15 Settembre 2012Magazine, Storie

La solidarietà di una Città Studi ad un lavoratore che “non si è tirato indietro”, testimoniando contro la ‘ndrangheta. Questa è la storia di Loreno Tetti, proprietario di un chiosco di panini, un uomo che non si è arreso al racket. Sì, perché il suo chiosco, incendiato lo scorso luglio, non si trova in Calabria, bensì a Milano, vicino alla Città Studi. Nel giorno della riapertura del chiosco, Tetti ha ricevuto l’abbraccio dei ragazzi della Città Studi, tutti al suo fianco per la scelta coraggiosa che ha fatto.

La struttura mobile di Loreno era stata data dalle fiamme nella notte tra il 17 e il 18 luglio scorsi (nella foto sotto). Ma lui ha denunciato il racket gestito dalla ‘ndrangheta e ha testimoniato al relativo processo. Questa settimana, in occasione della riapertura del chiosco, centinaia di giovani della Città Studi hanno voluto testimoniare la loro solidarietà concreta a Tetti, tanto che il pane è finito in pochissime ore.

Sorpreso e felice di vedere tanti giovani in suo sostegno, Tetti ha confessato che si aspettava, però, “più sostegno morale ed economico dal Comune. Dalle Forze dell’ordine è arrivato, dal Comune meno”. Ristoratore da più di 30 anni, dopo il fallimento del suo ristorante in zona Vercelli (“servivo piatti a tutti i vip della Milano da bere”, racconta), Tetti ha cominciato a servire panini agli studenti, che lo hanno praticamente “adottato” e che, a quanto dicono, hanno tutta l’intenzione “di stargli accanto nella scelta che ha fatto”.

Una scelta “doppiamente coraggiosa”, secondo il presidente di Zona 3, Renato Sacristani, che nelle prossime settimane ha intenzione di proporre un’iniziativa “che porti solidarietà non solo simbolica. Sarà “un panino anti-racket” per raccogliere contributi e aiutare Tetti anche economicamente”.

Ma non sono solo gli studenti, quelli di Fisica in particolare, ad essere solidali con Loreno Tetti. Con loro c’erano anche il presidente della Commissione Antimafia, David Gentili, rappresentanti delle Forze dell’ordine e delle assoziazioni anti-mafia milanesi, e Nando Dalla Chiesa (figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia nel 1982 a Palermo).

Attualmente, a proteggere il chiosco sono impegnate a rotazione 3 pattuglie, con agenti sia in divisa sia in borghese, come ha spiegato Marco Granelli, Assessore alla sicurezza del Comune di Milano, il quale ha ribadito l’impegno dell’amministrazione “per non lasciare solo chi ha avuto il coraggio di denunciare e per continuare a presidiare le zone dove c’è attività commerciale e spaccio”.

Fonte:  www.ilgiorno.it

 

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