Ho sempre ritenuto San Valentino un giorno ingiustificatamente speciale per chiunque ami qualcuno. Perché aspettare un particolare momento dell’anno per confermare e rinnovare le promesse amorose? Perchè fermare il tempo all’insegna dell’amore in un giorno prestabilito? San Valentino è diventata una festa prettamente commerciale. Forse non creata, ma sicuramente tenuta in vita, dagli uffici vendite e marketing delle aziende. Dal settore dolciario a quello del lusso, passando per il turismo, ristoranti e librerie, tutti infatti si scatenano in un carosello di inutili idee regalo adatte a questo giorno.

Festeggiare San Valentino, per carità, è lecito e – perché no – piacevole. Ma forse un modo più originale per farlo, per celebrare l’amore e ricordarsi della fortuna di poter condividere il più nobile dei sentimenti potrebbe essere quello di scegliere il 14 febbraio come “giorno zero” per iniziare un nuovo percorso di condivisione e coraggio e per partire finalmente con ciò che magari si è sempre sognato di fare, ma che non si è mai avuto modo di portare fino in fondo: ovvero prendersi un anno sabbatico, o un gap year, per aiutare chi ha più bisogno. Fare del volontariato. Mettersi a disposizione degli altri e allo tempo rimettersi in gioco, sviluppare delle competenze altre rispetto a quelle curriculari, crescere come individui, rompendo quell’identità professionale che soffoca le altre.

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Per chi lo desidera, ad orientare in questo nuovo percorso di vita ci pensa l’associazione Gap Year, una Onlus da anni impegnata nel coordinamento di volontari e associazioni che operano nei paesi in via di sviluppo. L’associazione organizza, proprio il 14 febbraio a Milano (presso l’Associazione Itaca di via Volta 7/A) un infoday dedicato a chi è interessato a trascorrere un periodo minimo di un mese in India, Costa Rica, Sud Africa, Kenya, Uganda, Tanzania, Cameroon e altre destinazioni.

Partecipare ad un’esperienza di volontariato internazionale è un’opportunità unica da condividere con chi si ama per ricordarsi che ogni giorno è quello giusto per dirsi “ti amo”.

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Valentina Marchioni

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