Le emozioni non sono differenziate e sono scarsamente verbalizzate. Si tratta di alessitimia, la difficoltà ad identificare, riconoscere e comunicare le proprie emozioni. Chi ne è affetto può provare emozioni intense, ma ha difficoltà a dargli un nome e a comprenderne il significato. Uno studio pubblicato su The journal Neuropsychiatry and clinical neurosciences, ha stimato che circa una persona su dieci potrebbe esserne affetta.

Coniata nel 1972 dagli psicologici John Nemiah e Peter Sifneos, descrive l’insieme di caratteristiche riscontrabili negli individui con disturbi psicosomatici, ovvero quei disturbi fisici aggravati dai fattori emozionali. Alessitimia deriva dal greco e significa letteralmente mancanza di parole per le emozioni.

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Quali sono le strategie per superare questa condizione?

La regola delle emozioni

Come affermava Freud, “le emozioni inespresse non moriranno mai”.  Saper comprendere e abbracciare le emozioni è il primo passo fondamentale per poter migliorare le relazioni con gli altri. Infatti, quando si esprimono emozioni in modo sincero, si crea un ambiente di fiducia e accettazione reciproca, facilitando una connessione autentica e profonda.

Uno studio condotto  nel 1994 da Nancy Collins e Carol Miller ha dimostrato che le persone che si rivelano più intimamente sono spesso viste dagli altri come più fiduciose, amichevoli e calorose. Tale condivisione permette non solo di comprendere meglio le proprie esigenze, ma favorisce anche supporto reciproco ed empatia, permettendo di affrontare insieme i conflitti.

Al contrario, invece, reprimere le emozioni può portare frustrazione e stress, rendendo difficile la creazione di relazioni autentiche e sane, portando di frequente a malintesi e a isolamento sociale.

Gestire l’alessitimia: come affrontarla

Riconoscere e affrontare le proprie emozioni può risultare difficile, ma con il giusto supporto e l’impegno personale, è possibile superarla. La terapia può essere un valido aiuto in questo. Tra le diverse terapie psicologiche vi è l’educazione emotiva che mira a far acquisire alla persona la capacità di riconoscere l’emozione nel momento in cui si presenta, dargli un nome e condividerlo con gli altri.

Oltre agli approcci terapeutici, tale condizione psicologica può essere affrontata anche attraverso l’arte. La pittura, la scultura e il disegno sono tutte tecniche che permettono di tirare fuori emozioni che, spesso, a parole risultano difficili da verbalizzare. Queste metodologie sono strumenti che creano uno spazio sicuro in cui il paziente possa sentirsi libero di esplorare e comprendere le proprie emozioni.

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Gemma Mastrocicco

classe 1997, laureata in Informazione, editoria e giornalismo a RomaTre. Scrivo da sempre. Autrice del libro Amami senza mentire. Sostenitrice delle tematiche legate ai movimenti femministi, dell'uguaglianza di genere. Aspirante giornalista, scrivo per Buone notizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista

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