L’Italia, insieme alla NASA e al suo partenariato, sta partecipando alla costruzione della stazione lunare orbitante Lunar Gateway. Gli Stati Uniti hanno lanciato il progetto durante l’amministrazione Trump, nel 2019, per creare l’equivalente della Stazione Spaziale Internazionale, con rotta orbitale attorno alla Luna.

Quasi la metà dei componenti costruttivi (più del 40% esattamente) sarà di progettazione e costruzione italiana. Dopo la scoperta di molecole d’acqua presenti sulla Luna, avvenuta recentemente, l’uomo esplorerà lo spazio e il nostro satellite in modo più approfondito. Lo farà con il progetto Artemis. Obiettivo? Portare nuovamente l’umanità sulla Luna nel 2024.

L’eccellenza dello spazio parla italiano

L’Italia è rappresentata da Thales Alenia Space di Torino nella costruzione della stazione spaziale con 2 moduli su 4. Il valore totale del contratto è pari a 327 milioni di euro, di cui circa 137 di ritorno italiano.

La stazione spaziale non ha come scopo solo quello d’essere d’appoggio per la missione Artemis: le future esplorazioni nello spazio più profondo, Marte, Giove, Saturno, avranno anch’esse bisogno di una tappa durante il viaggio verso la meta. La Lunar Gateway fungerà anche come stazione per missioni future.

L’innovazione italiana si fa spazio tra i grandi

Hervé Derrey, direttore generale di Thales Alenia Space, ha dichiarato: “Attraverso i nostri contributi alla ISS, la stazione spaziale commerciale Axiom e ora la stazione spaziale lunare, stiamo espandendo le possibilità in questo campo, non solo in termini di tecnologia, ma anche per la sicurezza e il comfort degli astronauti“.

Thales, come detto, costruirà 2 moduli. Il primo sarà l’International – Habitat (I-HAB). Il secondo modulo sarà invece, l’European System Providing Refuelling, Infrastructure and Telecommunications (ESPRIT).

Una sfida all’ignoto

Il primo modulo riguarderà l’alloggio degli astronauti, oltre a punti di attracco per fornire interfacce e risorse ai veicoli in transito. Quest’ultimo dovrà essere, leggero, all’avanguardia, pronto per proteggersi da micro-meteoriti. Gli ingegneri che lo costruiranno dovranno tener conto di molte variabili di cui mai si è tenuto conto prima d’ora. Per esempio, bisognerà considerare le radiazioni cosmiche, le alte temperature ma soprattutto l’autonomia della stazione spaziale intera. La Lunar Gateway non sarà abitata 365 giorni, per questo, bisognerà affidarsi a tecnologie innovative. La stazione verrà robotizzata con lo scopo di consentire operazioni e manutenzione a distanza.

La costruzione del secondo modulo, si dedicherà a due elementi fondamentali. Il primo elemento consiste nella comunicazione tra Gateway e Luna. Il secondo invece, si occuperà del rifornimento attivo del Gateway con xeno e propellenti chimici per prolungarne la durata. Inoltre, la Thales preparerà il Lunar Lander riutilizzabile e il Deep Space Transport per le missioni future su Marte.

Un futuro certo o incerto?

Durante l’amministrazione Trump, la NASA ha visto rinascere il proprio settore. Il Presidente USA ha incentivato lo sviluppo di missioni e progetti nello spazio. Ora che l’amministrazione statunitense non vedrà più Donald Trump ma Joe Biden al potere, cosa accadrà alle missioni spaziali a cui il suo predecessore aveva aderito?

L’attuale capo della NASA, Jim Bridenstine, ha già annunciato che si dimetterà. Le missioni spaziali programmate dalle scelte politiche antecedenti raramente sopravvivono a un cambio di presidenza. Successe anche a cavallo tra la presidenza Bush e la presidenza Obama. La storia verrà ripetuta o ci saranno risvolti diversi? Gli accordi internazionali legati al programma Artemis che sono già firmati da diverse nazioni, impediscono all’amministrazione Biden di ritirarsi unilateralmente dal progetto.

Nel frattempo l’ingegneria aerospaziale italiana e i suoi scienziati si confermano come il top mondiale di questo mercato industriale. Al di là del futuro, certo o incerto, che sia.

Gli sforzi per il settore spaziale sono immani, specialmente in questo periodo contraddistinto dalle difficoltà economiche, ma l’Italia resta in prima fila.

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