"Sono brasiliana ma mi sento italianissima, faccio parte di due mondi in cui mi riconosco perfettamente. Mi piace pensare a me stessa come un ponte culturale tra i due paesi, vivo con i piedi in due culture e ciò mi permette di avere una conoscenza approfondita dei due mondi e una rete di contatti in entrambi i paesi, vantaggio di non poco conto per i miei clienti." Karine de Souza vive in Italia da più di vent'anni, ma trasuda una vitalità che viene dall'altra parte del pianeta. Dal Brasile, tanto per intenderci: il paese di origine rispetto a cui si è ben guardata di recidere il cordone ombelicale. Riuscendo, anzi, a trasformare in risorsa professionale la sua appartenenza a due mondi (e due emisferi) diversi. Ma veniamo al punto: di che si occupa, Karine? Di internazionalizzazione, of course. Di affiancare e gestire in qualità di business partner, la lunga e complessa fase di startup delle aziende italiane che decidono di scavalcare l'oceano per affrontare la sfida del mercato brasiliano.

Da diversi anni, infatti, non sono in pochi a guardare al Brasile in questo senso. Il mas grande pais del mundo (come i brasiliani, orgogliosi, chiamano la propria terra), pur in un momento economico e politico decisamente ‘particolare’, rappresenta ancora una potente attrattiva per molte aziende interessate a operare sui mercati internazionali.

Complice l'appartenenza (in posizione di rilievo) all'interno del Mercosul (Mercato comune dell'America Meridionale), che rende di fatto il Brasile un ideale trampolino di lancio per gli investimenti in diversi paesi dell'America Latina, nonché l’opportunità di un cambio favorevole rispetto all’euro, le grandi aziende oggi possono valutare . . .

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