Salute & Benessere

Per lemalattie della pelle, il rimedio è in… cucina!

di 22 Settembre 2004No Comments

E’ legato ai nostri ricordi dell’infanzia. Ha rappresentato, a volte, qualche problema all’alito, dopo averne ingerito anche una piccola quantità, quasi sempre involontariamente. A vederlo, ma soprattutto ad annusarlo, non fa simpatia a molti, eppure, oltre ad essere un ingrediente importante per la nostra cucina, ha proprietà terapeutiche di eccezionale importanza e fonte sempre di nuove scoperte scientifiche. Parliamo dell’aglio. In antichità a questa pianta si riconoscevano doti anche per le proprietà medicamentose ad esso riconosciute. Nella cucina italiana è utilizzato in tutte le regioni, anche se è la cucina ligure che più di altre lo impiega nella preparazione dei suoi piatti e dei suoi condimenti.Ma al di là dell’interesse gastronomico, a questa pianta vengono riconosciute doti per la cura della ipertensione arteriosa, colesterolo, trigliceridi, calcoli renali, enfisema polmonare e tutta una serie di altre patologie, tanto che, pare, non vi sia organo od apparato a non usufruire degli effetti della pianta i cui costituenti, in medicina, vengono tutti ricavati dai bulbi più profondi, da dove verrebbero estratte le sostanze più spesso utilizzate. Sulle proprietà terapeutiche della pianta nessuno ha più nulla da eccepire, che poi se ne faccia, come spesso accade, un uso oltre le reali capacità di guarigione, magari inteso più come “rimedio della nonna”, è anche vero, ma pare accertato che, al di là del riconoscimento nella lotta all’impotenza per una funzione indotta alla circolazione sanguigna, all’effetto protettivo contro i radicali liberi, tutte le altre proprietà non sono ancora del tutto dimostrate.Tuttavia, grande interesse ha suscitato una recente acquisizione per la quale, intervenendo sull’aglio, non allo stato naturale, ma con un complicato procedimento di ingegneria genetica, più volto ad annullare il cattivo odore, naturalmente prodotto dalla pianta ed esaltandone tutte le qualità benefiche della stessa, è possibile trarre dall’intimo della pianta . . .

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