Un esame del sangue in grado di predire il rischio di ammalarsi di Alzheimer. Questo il frutto dei ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli, dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, e dell’Irccs Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli Brescia. L’analisi, pubblicata su Annals of Neurology, misura i livelli di rame nel sangue. Dalla ricerca che emerge infatti che se questi livelli sono troppo elevati, il rischio di demenza arriva a triplicare. “Il risultato dei nostri studi – spiega il rof. Paolo Maria Rossini a Radio24 – sottolinea come una piccola frazione di rame, quello così detto libero, è in grado di superare il filtro tra sangue e cervello e penetrando proprio nel cervello facilita una serie di meccanismi che fanno produrre la beta-amiloide, la proteina che forma le placche caratteristiche della malattia di Alzheimer“.

La cosa interessante di questo studio – prosegue l’esperto – è che ci permette di lavorare su uno dei fattore che provoca l’Alzheimer, un fattore che non è genetico. Infatti l’eccesso di rame libero si può contrastare con una dieta povera di rame o si possono utilizzare degli integratori che abbassano il livello di rame fino ad arrivare ad avere dei veri e propri farmaci che legano il rame libero e ne riducono la quantità. Quindi conclude l’esperto – la fase successiva è quella di cercare di trattare quei soggetti che sono a un livello eccessivamente alto di rame libero e di abbassare questi livelli e di seguire negli anni la loro situazione e verificare se questo intervento può modificare il rischio di ammalarsi“.

 

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