South Working: un progetto per restituire lavoro al Sud

di 1 Ottobre 2020Ottobre 2nd, 2020Benessere, Economia, Lavoro
South working

Dallo smart working nasce l’idea di South Working, per lavorare dal Sud e creare nuova economia nel Mezzogiorno

 

Sono 2207 i chilometri che Elena Militello percorre in auto, poco prima del blocco frontiere causa pandemia, per far ritorno a Palermo da Lussemburgo. Palermitana, 27 anni, allora assegnista di ricerca in procedura penale comparata presso l’Università di Lussemburgo e con una gran voglia di ritornare a vivere nella sua città d’origine. In quel viaggio pieno di perplessità fa in lei capolino un’idea che potrebbe cambiare sensibilmente l’Italia. Un progetto dal nome di South Working che unisce il lavoro agile con la possibilità di lavorare nella propria terra.

South Working e lavoro agile

Elena Militello, come molti altri giovani, ha dedicato la sua vita agli studi (compiuti al Nord e all’estero) e al lavoro fuori sede. Una vita vissuta nelle città più produttive del mondo tra successi e soddisfazioni, ma con la ferita al cuore di vedere il suo Sud ancora regredito e chiuso ai giovani.

Elena è oggi ideatrice e responsabile di South Working – Lavorare dal Sud, proposto lo scorso aprile all’associazione Global Shapers Palermo Hub (sede siciliana legata al World Economic Forum di Ginevra con 425 sedi in tutto il mondo). Adesso il progetto è un’ associazione di innovazione sociale e di lavoro sostenibile, oltre che osservatorio dei fenomeni riguardanti la fuga di cervelli dall’Italia e in particolare dal Meridione.

«Nel momento di crisi vissuta in questi mesi – racconta Elena Militello – è nato l’entusiasmo che ci ha spinti ad affrontare in modo nuovo il problema dell’esodo di giovani alla ricerca di un lavoro; al contempo, ricevono maggiori attenzioni le priorità del lavoratore, i luoghi in cui abitiamo e le relazioni sociali. Lo smart working è un mezzo per ridurre il divario territoriale attualmente esistente tra le regioni europee e italiane, e riequilibrare la densità di popolazione. Il nostro obiettivo è dare il nostro contributo a un’economia di rilancio del Sud (già in recessione prima del Covid), e realizzare delle nuove opportunità per tutta l’Italia come terra di attrazione di potenziali south worker. Opportunità combinate alle rivoluzioni contemporanee (come la rivoluzione digitale e tecnologica n.d.r.) fautrici di questi cambiamenti».

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Under 30 a rapporto

South Working, in collaborazione con Global Shapers, è un gruppo di giovani professionisti e ricercatori separato autonomo. Giovani, provenienti da tutta Italia, che si avvalgono di un osservatorio per raccogliere i dati collegati al fenomeno, con l’obiettivo di tenere alto il movimento di opinione e creare una rete di progetti condivisi. L’idea è quella di invertire la rotta delle tradizionali politiche per il Meridione, che prevedono un ordine scaglionato in tre step:

  1. Il miglioramento dei servizi e delle infrastrutture;
  2. L’attrazione delle imprese e degli investimenti;
  3. L’attrazione dei talenti e dei lavoratori.

L’iniziativa vuole invece partire dai lavoratori che hanno la possibilità, per le mansioni svolte, di lavorare da dove desiderano, per poi successivamente attrarre investimenti, nuova imprenditoria e infine proporre alle pubbliche amministrazioni modalità di miglioramento di servizi e infrastrutture.

In secondo luogo è in atto lo sviluppo di protocolli di intesa con gli enti territoriali. Protocolli per permettere ai cittadini di ottenere spazi in cui lavorare anche in luoghi in cui c’è meno lavoro e meno densità di popolazione. In ultimo, il progetto supporta i lavoratori “south worker” nella fase di negoziazione delle nuove modalità di lavoro e nella fase di trasferimento nei territori di destinazione, creando una rete.

«Al momento stiamo dialogando con i vari portatori di interesse – prosegue Militello – e cerchiamo di facilitare anche il dialogo con e tra i datori di lavoro. Esistono studi sul mantenimento e l’incremento della produttività di un’impresa che dimostrano quanto questi attori siano legati al benessere dei lavoratori: un’impresa che voglia essere all’avanguardia deve fare i conti anche con queste ricerche. Vorremmo migliorare anche il rapporto intergenerazionale tra datori di lavoro, colleghi e collaboratori. E vorremmo migliorare la capacità di attrarre talenti da luoghi diversi e la coesione costituzionale e dell’Unione Europea».

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Il sondaggio dell’osservatorio di ricerca

Parte così lo scorso giugno il sondaggio esplorativo di South Working per i lavoratori (diffuso anche sui social) che sarà affiancato da altri tre tipi di questionari. Il sondaggio è compilabile gratuitamente e in completo anonimato, e ha lo scopo di valutare se ci siano davvero dei lavoratori disposti a ritornare al Sud anche senza attendere il miglioramento delle infrastrutture.

I dati ricavati dai questionari saranno pubblicati nel rapporto Svimez dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria del Mezzogiorno sullo stato del Mezzogiorno 2020 che uscirà ad ottobre.

«Il questionario – conclude Elena Militello – ha avuto più di 1700 risposte, adesso siamo passati al questionario per mappare gli spazi di coworking e la terza tappa sarà un questionario per le aziende che hanno un certo grado di propensione al lavoro agile per mappare se hanno già delle procedure interne per farlo. L’ultimo questionario, tra quelli programmati, invece è un documento per le aziende che oppongono delle resistenze. Quest’ultimo aiuterà molto a capire il perché di queste resistenze, in modo da scioglierle».

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