Missione “c’è vita su Venere?” Ce ne sono state tante e non senza complicazioni. Ora siamo a una svolta storica.

Era chiamato “stella del mattino” o “stella della sera” perché ben visibile poco prima dell’alba e poco dopo il tramonto. È l’oggetto naturale più luminoso del cielo notturno dopo la Luna. Per questo lo conosciamo fin dall’antichità.

Prima era bello ma “impossibile”

Le missioni su Venere sono assai complesse e sono tante le sonde, in particolar modo sovietiche, inviate per studiare questo pianeta. Inizialmente potevamo solo immaginare il suolo di Venere, ma tentativo dopo tentativo ci siamo resi conto delle sue fattezze ed avversità: Venere è più caldo di Mercurio nonostante quest’ultimo sia più vicino al Sole! Non si può osservare il suolo di Venere “ad occhio” perché è avvolto da una densissima atmosfera che offusca le osservazioni. Quest’atmosfera densa è prevalentemente composta da anidride carbonica, ideale per creare l’effetto serra che scalda il suolo e lo porta a temperature oltre i 460 gradi. A parte il caldo, se ci dovessimo trovare su Venere, subiremmo una pressione atmosferica pari a quella che si subisce a 1000 metri di profondità nell’oceano.

A quella temperatura e pressione, le apparecchiature delicate come i microchip durano poco, bisognava costruire pesantissime “corazze” che non lasciassero questi microchip esposti alle condizioni di Venere. Più una sonda era pesante più il costo di una missione spaziale aumentava, questo era uno dei tanti motivi di disinteresse nei confronti di Venere. Marte invece offriva molti meno ostacoli oltre che la remota possibilità, sempre più concreta, di poterlo colonizzare un giorno.

Le svolte

Un ingegnere elettronico di nome Phil Neudeck ha realizzato 2 microchip che per un mese hanno lavorato all’interno di un serbatoio che riproduceva le stesse condizioni estreme di Venere, senza “corazze”. Lo stesso ingegnere ha affermato che i suoi microchip non sono i più veloci del mondo ma potranno alleggerire le future missioni su Venere.

L’altra importante recente svolta è la scoperta di fosfina, un gas prodotto generalmente da fonti biologiche e che ha riacceso la domanda “c’è vita su Venere?”. La scoperta apre uno spiraglio di speranza che ci possa davvero essere vita magari in forme a noi ancora inconcepibili sul pianeta della dea della bellezza. Queste due svolte sono segnali positivissimi in vista della prossima missione russo-americana Venera-D. Una missione che si è proprio prefissata  l’obbiettivo di capire se su Venere ci sia davvero vita.

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