Le donne profughe ucraine sul territorio italiano hanno attivato laboratori di poesia e teatro, utilizzando l’arte per superare il dolore e i drammi della guerra in Ucraina. Sono donne che trovano la forza di lasciarsi alle spalle gli orrori vissuti prima della fuga, per diventare protagoniste di nuovi disegni di vita e di pace.

Scampate alle violenze della guerra, madri e mogli hanno fondato l’Associazione Donne for peace: un progetto che le vede protagoniste per l’accoglienza di donne e bambini non solo ucraini, ma anche russi e bielorussi, con l’obiettivo di superare l’odio e il separatismo fra persone di nazionalità, lingue e culture diverse.

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Come nasce Donne for Peace

Donne for Peace nasce nell’ambito dell’opera di coordinamento dei servizi socio-sanitari rivolti alle donne di cultura russofona, in un momento di piena emergenza umanitaria per l’arrivo numeroso di profughi ucraini in Italia. Fra le fondatrici, Volha Marozava e Tatiana Chuchyna, coordinano l’associazione supportate dai servizi sociali del IX Municipio di Roma.

Il nome Donne for Peace è il mix di due lingue, italiano e inglese, per dare alla struttura carattere internazionale; le due parole, inoltre, esprimono il valore di fondo di un universo femminile che non pone barriere e separatismi dovuti alle differenze linguistiche e culturali fra le persone.

Le attiviste di Donne for Peace coordinano progetti per l’integrazione e l’inclusione dei rifugiati nella società italiana con la speranza di offrire ai loro figli prospettive diverse da quelle esperibili in contesti di guerra.

In Italia infatti sono complessivamente 83.100 i profughi del conflitto in Ucraina: in dettaglio sono 42.879 donne, 8.551 uomini e 31.670 minori. Le madri e le mogli portano in salvo i bambini, si organizzano per rinascere nella speranza di poter tornare nella loro patria pacificata e in tale prospettiva si adoperano affinando le loro competenze di peace-building, costruttrici di pace, così come indicato nella Risoluzione 1325 dell’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite.

Donne for Peace coltivano amore, bellezza e arte per trascendere il dolore

Obiettivo prioritario diviene allora apprendere a parlare e comunicare in diverse lingue per condividere concetti e valori simili, ma espressi con parole diverse in un pacifico scambio interculturale.

Il fluire delle parole diventa poi la risorsa di fondo per comporre una poesia condivisa e favorire relazioni empatiche. Su iniziativa di Volha Marozava, in particolare, sono attivi i laboratori d’arte poetica, teatrale e visiva con il supporto della scrittrice Elena Rossi e il regista Vittorio Pavoncello.

Elena Rossi rappresenta il movimento artistico Transcultura, nato per imparare a fare delle differenze di anime, di storie, culture e mondi, una forza. Per comporre una poesia da “con-suonare”, suonare insieme emozioni, oltre il dolore e i drammi che hanno segnato le vittime di guerra.

foto: unsplash

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PACE E AMORE – foto unsplash

Immerse in questa atmosfera, un gruppo di giovani donne ucraine l’8 marzo ha recitato il testo poetico di Elena Rossi “Madre Terra”, in ucraino “Matinka Zemlya”. Il progetto audiovisivo, realizzato dal regista Vittorio Pavoncello, dà voce alle giovani ucraine, che tramite la telecamera raccontano e svelano le loro paure ed emozioni, ma rivelano anche il coraggio per rinascere e  pensare nuovi orizzonti di vita.

Inoltre, nell’ambito del progetto europeo Upe4Inclusion, il laboratorio per l’inclusione, diretto da Pavoncello, diventa efficace esperienza di teatroterapia, con il supporto anche di esperti psicologi: nella funzione catartica dell’espressione scenica, le ragazze ucraine raccontano le loro tragedie e rielaborano i traumi subiti, proiettandosi in un possibile spazio-tempo futuro in cui nulla sarà più come prima.

I servizi inclusivi di Donne for Peace

Inizialmente Donne for Peace ha svolto  ruolo di mediazione linguistica e di sostegno umanitario ed è stato creato un numero verde da contattare per porre domande di ogni genere relativamente a difficoltà di ordine logistico e burocratico.

Attraverso l’accoglienza diffusa, ora si attivano corsi intensivi di lingua: in poco tempo le persone raggiungono il livello B1 della lingua studiata per poter comunicare, in prospettiva anche di un inserimento lavorativo.

La progettualità inclusiva comprende anche l’inserimento veloce dei bambini nelle scuole del territorio e i laboratori creativi integrano e si innestano in tali servizi: attraverso l’arte emerge l’incredibile valore profondo delle persone, i talenti si affinano e possono anche strutturarsi in competenze d’inserimento lavorativo.

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foto leslie-cross-ZNol0kU9Zg0-unsplash

Quando la presidente ucraina di Donne for Peace Vhola Marozava parla, invitata a testimoniare l’esperienza nelle conferenze pubbliche, si esprime privilegiando il linguaggio dei fiori. Così, nel suo mondo simbolico, la camelia assume il significato dell’amore eterno, la ciclicità e il risveglio della natura, in armonia con l’essenza femminile in continua evoluzione e rinascita, anche dai drammi della vita.

La peonia rappresenta, l’augurio di buona fortuna per l’incontro in Italia con un favoloso mondo di persone che la sostengono nella sua immane impresa a servizio dei profughi; il pruno evoca la speranza e la nobiltà d’animo; l’ortensia la riconoscenza.

E intanto, mentre le armi parlano il lessico della violenza, le donne ucraine esprimono amore, empatia, bellezza, solidarietà: risorse uniche di cui dispongono per praticare la pace.

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Lucia Muscetti

Laureata in Scienze Politiche, docente emerita in discipline giuridiche ed economiche presso i Licei di Scienze Umane. Leggo e approfondisco saggi sui diritti umani e di politica per scrivere e praticare l’arte del vivere bene insieme. Partecipo al laboratorio giornalistico di BuoneNotizie.it

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