Negli ospedali italiani c’è carenza di medici, ma il Servizio sanitario nazionale (SSN) non ha le risorse per assumere il personale a tempo indeterminato. Per fronteggiare le emergenze negli ospedali vi è l’ancora di salvezza dei cosiddetti medici “a gettone”. Questi dottori vengono chiamati all’occorrenza e pagati a chiamata, per il turno di lavoro da loro svolto.

Sono soprattutto medici giovani neolaureati, iscritti all’Albo, liberi professionisti muniti di partita Iva. Le aziende ospedaliere risparmiano rispetto ai dottori assunti a tempo pieno, non dovendo pagare ai “gettonisti” né contributi, né ferie, né indennità di malattia, ma può succedere che nei reparti d’urgenza i dottori non abbiano la specializzazione richiesta.

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Una risposta alla carenza di personale

I medici “a gettone”, senza regolare contratto con la struttura ospedaliera e con stipendio variabile legato alle “chiamate”, non esercitano un servizio continuativo coprendo i turni scoperti durante i fine settimana, nei periodi di festa, in periodi intensi o in caso di assenze improvvise del personale. I turni di lavoro, notturni o diurni, di solito non superano le 12 ore.  

Questi medici vengono assunti da cooperative che funzionano da intermediarie. Non essendoci linee guide nazionali, per alcune Regioni l’unico requisito è l’iscrizione all’Albo dei Medici, altre richiedono una specializzazione. E così può succedere che il medico impiegato come ginecologo non abbia avuto la formazione per un parto cesareo.

È un fenomeno diffuso in tutta Italia, ma più al Nord: in Piemonte il 50% degli ospedali ricorre ai dottori “a gettone”, in Liguria il 70% e in Veneto l’80%. Nel 2022 nelle regioni di Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna i dottori chiamati a svolgere un singolo turno sono stati 100mila.

La carenza di organico è dovuta ai tagli alle risorse economiche, perpetuati negli anni, che hanno bloccato i concorsi pubblici relativi alle assunzioni. Il risultato è che negli ospedali i medici organici affrontano pesanti carichi di lavoro. La situazione ha portato allo sconcertante fenomeno di aggressioni e minacce nei confronti del personale sanitario da parte di pazienti e loro familiari stressati dalle lunghe attese. L’INAIL ha registrato 1.600 denunce all’anno nel triennio 2019-2021.

Lo stipendio del medico per il singolo turno di lavoro

Non solo lo stipendio medio dei medici organici in Italia è tra i più bassi in Europa, ma, persino a confronto con i “gettonisti”, il personale sanitario italiano con regolare contratto ha retribuzioni orarie inferiori. 

Secondo i dati pubblicati sul Corriere della Sera nella rubrica Dataroom di Milena Gabanelli,  un ospedaliero assunto da più di 15 anni guadagna 52 euro lordi l’ora, mentre la paga “a turno” varia dai 60 ai 100 euro lordi l’ora. Per un singolo turno di 12 ore il “gettonista” può guadagnare fino a 1.200 euro lorde. Con appena 6-7 turni di lavoro in un mese, un medico “a gettone” guadagna la stessa cifra mensile del professionista ospedaliero. Certamente rimane la precarietà del lavoro, non avendo il “gettonista” un contratto a tempo indeterminato, il suo stipendio è legato “alle chiamate”.

Data la buona paga, il minore stress, le minori responsabilità rispetto al personale medico fisso e il maggior tempo libero a disposizione, i “gettonisti” sono in crescita. Non solo, queste condizioni hanno incentivato la “fuga” di alcuni medici dagli ospedali pubblici. Soprattutto i giovani abbandonano posto e stipendio fisso dentro l’ospedale, per poi rientrarci “a gettone”, come rileva  la Federazione sindacale dei medici CIMO-FESMED.

La regolarizzazione del Governo

Anche se nel bilancio economico annuale l’ospedale risparmia chiamando per le sole necessità il medico “a gettone” rispetto ad un’assunzione regolare, la spesa rappresenta comunque un costo per lo Stato. Infatti l’ospedaliero organico costa alle casse pubbliche 49,50 euro l’ora, mentre un gettonista 99,26 euro l’ora. Per arginare il fenomeno delle esternalizzazioni il Governo ha inserito appositi provvedimenti nel Decreto Bollette. 

Il ricorso dei medici “a chiamata” è stato limitato a medici specializzati, solo per un anno, in caso di necessità e nell’effettiva impossibilità di reclutare personale già in servizio o in graduatoria. Inoltre, il medico che decide di uscire volontariamente dall’ospedale pubblico per poi rientrarci tramite l’intermediazione della cooperativa, non potrà più essere riassunto nel Sistema Sanitario Nazionale.

Sono due gli interventi economici del Governo. Il primo riguarda la legge di Bilancio. Per il 2023 è stato aumentato il finanziamento per il SSN di 2,1 miliardi di euro. Per il 2024 e il 2025 sono stati stanziati in più rispetto al passato 2,3 miliardi e 2,6 miliardi. Il secondo intervento riguarda le risorse del PNRR con 15,63 miliardi di euro destinati alla Missione Salute con progetti da realizzare entro il 2026.

A difesa del Servizio Sanitario pubblico, i sindacati medici– tra cui il principale Anaao Assomed – e venti Associazioni di cittadini e pazienti hanno annunciato una manifestazione nazionale a Roma per settembre. Tra le richieste il personale medico rivendica stipendi migliori e un maggior compenso per gli straordinari. Centrale è la richiesta dello sblocco delle assunzioni nei concorsi al fine di rendere i turni di lavoro negli ospedali meno massacranti.

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Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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