Il pensiero creativo, definito anche pensiero laterale, non è un dono riservato agli artisti: non solo è infatti presente in ogni persona, ma può essere sviluppato attraverso particolari esercizi, aspetto importante soprattutto perché, come rileva il Future of Jobs Report 2023 del World Economic Forum (WEF), la creatività è tra le soft skill più importanti e necessarie in ambito lavorativo; in una realtà sempre più complessa sarà infatti la creatività, dunque la capacità di produrre nuove idee e trovare soluzioni alternative, uno degli elementi essenziali per essere leader vincenti.

Pensiero laterale, carta vincente di un leader

Lo studio del World Economic Forum pone la creatività tra le cinque competenze trasversali più importanti per muoversi con successo nel mondo del lavoro. Dello stesso avviso una ricerca condotta da IBM , dove questa soft skill si configura come l’abilità più importante per un leader.

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Mito da sfatare, come sottolinea il Report del WEF, è che il pensiero laterale sia una prerogativa di poche persone; in verità ogni bambino nasce “con un potenziale incredibile: una mentalità creativa che si avvicina al mondo con curiosità […] Tuttavia, questa mentalità è spesso […] cancellata dalle pratiche educative convenzionali”. L’imperativo che si impone, allora, è recuperare un modo di pensare che ognuno ha in sé. Su questa strada si è mosso lo psicologo maltese Edward De Bono, una delle massime autorità in tema di creatività e “padre” del pensiero laterale.

De Bono, il pensiero laterale è innovativo

De Bono ha coniato il termine pensiero laterale negli anni sessanta, per indicare la forma di pensiero capace di generare idee nuove e originali, in antitesi al pensiero razionale. Mentre quest’ultimo, definito anche “verticale”, si muove analiticamente percorrendo strade convenzionali e poggiando su conoscenze probabili, il pensiero laterale prende le mosse da nuove interpretazioni della realtà sfruttando l’intuizione, pervenendo a soluzioni sconosciute e risultando dunque utile nel problem-solving, nella gestione dei conflitti e nell’offrire soluzioni innovative in vari contesti.

Tra gli esercizi utili allo sviluppo del pensiero laterale figurano il brainstorming e il metodo dei sei cappelli, proposto da De Bono nel suo libro Sei cappelli per pensare.

Sei cappelli, sei modi di pensare

La concezione a fondamento della metodologia dei sei cappelli sostiene che per affrontare una questione in modo creativo occorra assumere punti di vista differenti. Da qui  l’esercizio, spesso impiegato per promuovere la collaborazione all’interno delle aziende, consiste nell’indossare idealmente sei cappelli di colore diverso, ognuno dei quali simboleggia un punto di vista differente dal quale valutare una determinata situazione.

Il capello bianco rappresenta il pensiero imparziale, basato sui fatti; indossarlo significa analizzare le cose come sono senza giudicarle. Segue il copricapo rosso, simbolo dell’emotività, che invita a esprimere quanto suggerito dall’intuito, mentre portare il cappello giallo vuol dire assumere un punto di vista logico, orientato all’analisi dei vantaggi offerti dalla situazione. A quest’ultimo si contrappone il cappello nero, emblema sempre del pensiero logico ma volto in questo caso all’ individuazione dei problemi e alla critica.

Verde è il colore della creatività, dell’originalità: indossare questo copricapo vuol dire uscire dagli schemi abituali e proporre idee insolite, senza censura. L’ultimo cappello, quello blu, simboleggia il pensiero strutturato ed equilibrato, attraverso il quale analizzare i risultati raggiunti e pianificare nuovi obiettivi. Indossare i diversi cappelli, e quindi abbracciare via via modi di pensare diversi, aiuta a trovare soluzioni più creative sviluppando il pensiero laterale. Come scrive De Bono infatti, “Pensare non è una scusa per non agire ma un modo per agire meglio“.

Leggi anche: Cercare un nuovo lavoro: quali competenze sono davvero richieste dalle aziende?

 

 

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Carlotta Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni. Questo interesse si è poi veicolato verso la dimensione morale, portandomi a cercare di analizzare le questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Vorrei fornire un’informazione capace di abbracciare questi temi prospettando anche soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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